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ABBAZIA NEL QUERCETO (Abbey in Oak Woods) – Caspar David Friedrich

ABBAZIA NEL QUERCETO (1809-1810)
Caspar David Friedrich (1774-1840)
Staatliche Schlösser Und Gärten – Berlino
Olio su tela cm. 110 x 17 

 

L’opera fu concepita da Friedrich in pendant con il “Monaco sulla spiaggia” appartenente allo stesso museo e la cui prima versione fu conclusa nel febbraio 1809. L’”Abbazia nel Querceto” fu eseguita dall’artista dopo il rientro a Dresda da Nembrandeburg, avvenuto nel giugno dello stesso anno.

I due quadri furono comunque visti da Goethe il 18 settembre 1810 nello studio del pittore prima che questi li inviasse alla mostra dell’Accademia di Berlino dove furono acquistati da Guglielmo III su suggerimento del futuro Federico Guglielmo I, allora soltanto quindicenne. Grazie al successo ottenuto, Friedrich venne eletto membro dell’Accademia di Berlino il 12 novembre 1810, seppur con un solo voto di scarto a favore.

ANALISI STILISTICA

Siamo ormai sul fare del giorno e la falce di luna, testimonianza della notte appena trascorsa, sbiadisce nel cielo. Tutto è immerso nel freddo chiarore di un’alba invernale: i colori sono tersi e l’aria gelata, il cielo, che via via da grigio si sta facendo rosa, è diaccio e compatto come una pietra preziosa.

Fra sterpi ed alberi senza neppure una foglia e dai rami intrecciati e contorti, su un tappeto erboso bruciato dal gelo e disseminato da miriadi di croci confitte nel suolo, n corteo di frati si muove mesto verso un’abbazia diroccata. Quattro di loro, che proprio ora stanno varcando il portale di una chiesa un tempo maestosa, portano sulle spalle una bara, evidentemente contenente le spoglie di un compagno da poco perduto.

Della grande costruzione, i cui ruderi sono stati identificati con quelli, pur notevolmente modificati, della chiesa conventuale di Eldena, è rimasto ben poco: una parte della facciata con l’intelaiatura di un’alta vetrata e i più bassi lati perimetrali.

La tela racchiude molteplici significati allegorici a cominciare dall’identificazione del monaco condotto alla sepoltura con l’artista stesso. L’albore grigio-rosato del cielo mattutino allude invece alla vita eterna, prefigurata dalla falce di luna crescente che simboleggia l’avvento di Cristo, mentre le rovine abbaziali adombrano, con ogni probabilità, una critica alle istituzioni ecclesiastiche mossa da un uomo che concepiva la religione come un mistico, ma individuale, dialogo con Dio.

Nel suo commento all’”Altare di Tetschen”, Friedrich aveva infatti spiegato che la quercia, per la sua forma bizzarra e aspra, assurgeva a simbolo della concezione della vita eroico-pagana ed assumeva quindi un significato negativo.

“Lo studio di Friedrich era completamente spoglio (…). Null’altro che il cavalletto, una sedia e un tavolo, sul quale era appoggiata, come unica decorazione, una riga a “T”, che nessuno capiva a che cosa dovesse tanto onore.

Persino la cassetta dei colori, la cui presenza sarebbe stata più che comprensibile, e le bottiglie dell’olio e gli stracci erano relegati nella stanza accanto, poiché Friedrich riteneva che tutti gli aspetti esteriori disturbassero le immagini interiori”.

Questa descrizione dello studio dell’artista, che ci è nota grazie alla testimonianza di Wilhelm von Kügelgen, si accorda pienamente con quel carattere spartano, monacale e quasi mistico che sembra fosse proprio del pittore e che sia le sue opere, spoglie e sintetiche fino all’essenziale, sia i suoi brevi e lapidari commenti e giudizi sull’arte, hanno tramandato al nostro tempo.

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