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LA BELLA GIARDINIERA – Raffaello Sanzio

LA BELLA GIARDINIERA (1507-1508)
Raffaello Sanzio
Museo del Louvre – Parigi
Tela cm. 122 x 80

 

Firmata – RAPHAEL VRBINAS – la tavola porta anche la data variamente letta 1507 o 1508. Posteriore alla MADONNA DEL CARDELLINO (Firenze, Galleria degli Uffizi) e alla MADONNA DEL BELVEDERE (Vienna, Kunsthistorischesw Museum), LA BELLA GIARDINIERA si colloca alla fine del periodo fiorentino di cui segna l’apice artistico. La composizione si ispira ad opere di Leonardo nella costruzione piramidale e nell’espressività degli sguardi e dei gesti, di particolare intensità nel dialogo tra la Vergine e il Bambino.

Rispetto alle Madonne precedenti vi si nota un ulteriore accostamento alla MADONNA DI BRUGES di Michelangelo nell’accentuata plasticità delle figure. Il confronto con la MADONNA DEL BELVEDERE di Vienna, in cui la posa dei Bambini è pressappoco identica ma invertita, sottolinea questa nuova saldezza formale raggiunta da Raffaello. I volumi si fanno più compatti e più solidi, e la composizione, animata da un intreccio di forme che conferisce maggior dinamismo al gruppo, , domina il paesaggio retrostante. Le architetture nordiche dello sfondo, a destra, risentono dell’influsso fiammingo, in particolare di Memling.

Due disegni preparatori della BELLA GIARDINIERA sono conservati al Gabinetto dei Disegni del Louvre, e al Museo Condé di Chantilly. Il disegno del Louvre, solitamente ritenuto anteriore alla versione di Chantilly, rappresenta il San Giovannino incoronato di foglie che stringe un agnello, simbolo della Passione di Cristo. Nell’opera definitiva, alla quale si avvicina maggiormente il disegno di Chantilly, l’agnello è sostituito dalla croce. Il tema della Madonna col Bambino e San Giovannino, pur non essendo menzionato nelle Scritture, divenne molto popolare a partire dal XVI secolo.

La BELLA GIARDINIERA, così chiamata per via della semplicità delle vesti della Vergine e per il prato costellato di fiori che la circonda, è l’ultima e più matura versione delle famose Madonne che Raffaello eseguì durante il suo soggiorno fiorentino. Controversa è la sua identificazione con l’opera commissionata dal patrizio senese Filippo Sergardi, poi acquistata da Francesco I di Francia.

Secondo quanto riferiscono le fonti a proposito di questa versione, il manto della Vergine sarebbe stato completato da Ridolfo del Ghirlandaio al momento della partenza di Raffaello per Roma.

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