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CROCIFISSO – Giotto di Bondone

Giotto di Bondone Kruzifix ca. 1280 Santa Maria Novella Florenz-1.jpg

CROCIFISSO (1296-1300)
Giotto (1267 circa – 1357)
Santa Maria Novella – Firenze
Tavola cm. 578 x 406

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Si tratta di una croce sagomata alla cui estremità sinistra è rappresentata Maria, mentre a quella destra Giovanni.

Contenuta nella base triangolare è una roccia con il teschio e le ossa di Adamo.
In cima al masso è piantata la croce nera, cui fa da fondo al centro una tappezzeria decorata a motivi orientaleggianti.
L’esile corpo di Cristo, dalle carni ceree e i capelli biondi, è abbandonato in avanti.
Le croci dipinte avevano fatto la loro comparsa nel XII secolo e rappresentavano Cristo con gli occhi aperti, come fosse in piedi con le braccia spalancate, trionfante contro la morte (CHRISTUS TRIUMPHANS).
All’inizio del XIII secolo fu introdotto lo schema del CHRISTUS PATIENS, ovvero di Cristo-uomo morto sulla croce e dunque con la testa rec linata e il corpo in torsione.
Giotto, naturalmente, segue questo tipo di raffigurazione, ma facendo un ulteriore passo in avanti rispetto alle croci del Duecento.
Se confrontiamo il CROCIFISSO di Santa Maria Novella con quelli di qualche decennio prima, notiamo una enorme differenza.
Coppo di Marcovaldo, nel CROCIFISSO di San Gimi niano (1260 circa), rappresenta un corpo schiacciato, scavato dalle linee di contorno, esasperato nel volto, come fosse sfigurato da uno spasmo di dolore.
Giotto dipinge un uomo che ha appena esalato l’ultimo respiro e che dunque tende con il peso del corpo a staccarsi dalla croce e a tendere in avanti.
L’immagine è colta con una profonda attenzione alla verosimiglianza del fatto: le mani inchiodate sono a cucchiaio, le braccia hanno i tendini tirati fino alle ascelle, i capelli pendono in avanti, il corpo ombreggiato crea una dolce curva, i piedi sono soprammessi da un solo chiodo.
L’arte bizantina è un capitolo chiuso e si apre l’arte italiana.

 

 

Il CROCIFISSO di Giotto, ricordato da Lorenzo Ghiberti nei COMMENTARI scritti intorno al 1450, forse fu commissionato all’artista da un certo Puccio Mugnaio che nel 1312 firmò un lascito testamentario con il quale chiedeva che dopo la sua morte davanti alla tavola venisse tenuta sempre accesa una lampada.
Quest’opera, assegnata a Giotto in virtù delle analogie stilistiche con L’ACCERTAMENTO DELLE STIMMATE (parte del ciclo di affreschi con storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi), è stata identificata con quella oggi a Santa Maria Novella.
La critica è concorde a credere che si tratti di un lavoro giovanile di Giotto, eseguito nell’ultimo decennio del Tredicesimo secolo.

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