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DONATELLO SCULTORE (Sculptor)

Ritratto di Donatello, anonimo del XVI secolo, Louvre
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Donatello (1386 – 1466) – o più propriamente Donato di Niccolò di Betto de’ Bardi -, il più grande rivoluzionario dell’arte italiana, lavora nella bottega di un orafo e, dopo esser stato giovanissimo a Roma insieme al Brunelleschi, segue la sua vocazione di scultore.
L’espressivo “David vincitore” (Firenze, Museo Nazionale) preludio alle più indipendenti lezioni del realismo fiorentino…, il piccolo eroe gravita sulla gamba destra con la naturalezza che i trecentisti avvertirono, e forse l’immagine pittorica è presa dagli affreschi del Gaddi in Santa Croce.
Il “San Giovanni Evangelista” (Firenze, Duomo), commesso nel 1408 e terminato nel ’15, siede come il San Luca di NANNI DI BANCO.
La testa gira leggermente a destra…, la fronte si corruga, e in quel silenzio arde lo spirito formidabile del profeta.
Dal “San Marco” (Firenze, Orsanmichele) Nanni di Banco deriva, con pochi mutamenti, il San Pietro della stessa chiesa, ma nel 1416 l’arte dei corazzai può scoprire nella nicchia del patrono un capolavoro.
Il “San Giorgio di marmo” – ricoverato dalle intemperie nel Museo Nazionale – ha la leggerezza nervosa del bronzo…, piantato sulle gambe larghe, ha un terzo punto d’appoggio nello scudo, che lo copre dall’addome in giù.
Questo miracolo della giovinezza ci richiama subito alla plastica greca…, l’antico si incontra con il moderno, e dall’efebo sorge il capitano del popolo che difende la croce del suo comune.
La brutalità scientifica del fisionomista, che non indietreggia dinanzi all’espressione potente e deforme, e che la coglie nel suo valore cromatico e accidentale, può riflettere qualche influsso straniero, ma può anche essere un indizio del genio spregiudicato che nel “Giobbe” (lo Zuccone) e nel “Geremia” (il Popolano) del campanile studia gli uomini come un psicologo studia le anime.La multiforme attività del maestro si estende – con la cooperazione di Michelozzo – all’architettura, e nel 1425-27 il Battistero di Firenze si arricchisce del “Monumento di papa Giovanni XXIII” ( * ), composto di marmo e bronzo..

DAVID (1430 – 1440) – Museo del Bargello a Firenze

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Tra il 1430 e il 1440, è fuso il finissimo bronzo del “David” (Firenze, Museo Nazionale del Bargello), nudo e con il petaso contornato di edera, che sfuggi al rogo del Savonarola…, poco dopo, il famoso busto di terracotta dipinta di “Niccolò da Uzzano” (Firenze, Museo Nazionale), che non si può credere condotto sulla maschera del cadavere (tanta è l’immediatezza e la forza imperativa di quella testa che ci scruta spavalda), forse non riproduce i lineamenti dello “uomo di dolce condizione e di grossa pasta”, oppositore di Giovanni de’ Medici, e morto a settantacinque anni, nel 1433.

L’Annunciazione (Firenze, S. Croce), scolpita in pietra serena, e con le due figure quasi al naturale, ha gli ornati scelti dall’antico, e la dolcezza del colloquio spirituale oscilla tra la preghiera dell’angelo e la dignitosa condiscendenza della Vergine.
Fin dai primi bassorilievi del Battistero di San Giovanni in Siena, i quali raggiungono l’estremo della scienza prospettica nelle tavole di bronzo con i miracoli del Santo in Padova, Donatello scopre la “maniera pittorica”: stiaccia le figure, le lamina nello spazio, le affolla, le muove e le agita con infuriata violenza sotto le vaste fabbriche…, la stessa tecnica applicata alla pietra, invece che al bronzo, produce la più tragica e fremente “Deposizione” dell’epoca (Padova, Sant’Antonio).
Creatore di mirabili danze di putti carnosi e modellati su due piani, il maestro dà prova della sua superlativa comprensione nella “Cantoria” di Santa Maria del Fiore (Museo dell’Opera, 1433 – 1440) e nel “Pulpito” del Duomo di Prato.

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Crocifisso di Donatello (1406-1408 circa)
Santa Croce (Firenze)

 

.Il realistico “Crocifisso” dell’altare del Santo – smembrato e ricomposto con irrimediabile approssimazione – ed il “Monumento di Gattamelata” (1446-47) in Padova) basterebbero alla fama di un sommo artista.
Il primo, fra moribondo e morto, è un modello di fermezza nei risalti e nelle lucide depressioni della carme, e l’altro, “il condottiero” – dal cavallo mosso a contrattempo -, affronta il destino con la fierezza risentita, non del morto che risorge sul basamento del suo sepolcro, ma dell’immortale che vive di audacia e di gloria.
Non meno grande che nel realismo epico, il modellatore della “Giuditta ed Oloferne” (Firenze, Loggia dei Lanzi, 1455) celebra la giustizia nella serenità dell’eroina, sotto la quale i repubblicani del 1495 incidevano il monito: “Exemplum salutis publicae cives postere”.

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Monumento di papa Giovanni XXIII
Battistero di Firenze

 

.( * ) Non deve essere confuso con il papa Giovanni XXIII del XX secolo ( Angelo Giuseppe Roncalli). L’Antipapa Giovanni XXIII, (Baldassarre Cossa – Procida, 1370 – Firenze, 22 dicembre 1419), è stato un cardinale italiano eletto papa dal Concilio di Pisa nel 1410 a seguito della morte di Alessandro V, con il nome (poi ignorato nella storiografia vaticana) di Giovanni XXIII.