Crea sito

MASQUE (Genere teatrale)

Costume per un personaggio,
disegnato da Inigo Jones nel 1613

MASQUE

IL RINASCIMENTO: 1420-1620

Masque, che in italiano è traducibile con ‘maschera‘, è termine che definisce un genere teatrale in auge nelle corti inglesi nelle corti inglesi nei secoli XVI e XVII, che riuniva elementi di poesia, teatro e danza.
Il masque è una tipica rappresentazione inglese finalizzata a glorificare la monarchia e gli aristocratici. Esso affondale proprie radici nella tradizione medievale delle farse morali e dei balli in maschera, arricchendosi anche di alcuni elementi provenienti dai balli di corte francesi e dalle rievocazioni storiche di gusto italiano. Fin dal regno di Enrico VIII, nel masque si cimentarono i principali scrittori, cantanti e musicisti dell’epoca; tra questi anche Alfonso Ferrabosco, musicista di corte di Elisabetta I che compose musica per alcuni masques di Ben Jonson.
Messe in scena da danzatori professionisti e da cortigiani diretti e guidati da maestri di danza, le rappresentazioni del masque si svolgevano nei giorni festivi (come ad esempio nella notte dell’Epifania); nel Seicento vennero inscenate anche per celebrare le nascite e i matrimoni reali.
Fu Ben Jonson, poeta di corte considerato con Shakespeare il massimo rappresentante del teatro elisabettiano, l’autore che più di tutti conferì al masque un valore artistico e ne canonizzò la forma. Egli scrisse oltre 25 opere, tra cui The Masque of Blackness e collaborò strettamente con lo scenografo  Inigo Jones (Smithfield, 15 luglio 1573 – Londra, 21 giugno 1652). Grazie agli studi compiuti in Italia sull’allestimento meccanico di ambientazioni scenografiche elaborate, Jones seppe dare alle sue realizzazioni un’originalità inventiva straordinaria.
Ogni masque durava anche fino a cinque ore e iniziava con un prologo cantato o parlato che introduceva il tema principale: solitamente un racconto morale di stampo mitologico e allegorico. Seguiva una ‘anti-masque’, in cui i danzatori rappresentavano una scena immorale in contrasto con il tema principale.
A questo punto la scena si trasformava completamente e apparivano i danzatori di corte. Dopo una serie di danze, poesie e interludi musicali raffinati, spesso con la presenza del Re e della Regina, iniziava il gran finale con la ‘Dance of the Revels’, in cui i cortigiani mascherati invitavano il pubblico a danzare. Era questo il momento tanto atteso, prima di ritrovarsi a banchettare e brindare tutti insieme.

LA SOCIETÀ DEL TEMPO

masque erano un’occasione per le persone dei ceti subalterni di farsi notare negli ambienti della corte reale. Chi li componeva, come Ben Jonson, guadagnava influenza e favori.
Chi li rappresentava, come i cortigiani, indossava costumi sfarzosi per mostrare a tutti il proprio ruolo a corte.
Fondamentale nel masque era l’elemento fantastico. Spesso gli autori inglesi davano ai masque titoli strani, come Il masque dei gatti o Il masque degli avidi dal naso lungo. Questa curiosa tradizione continua oggi nella pantomima.
L’inglese moderno fece la sua comparsa agli inizi del Cinquecento. Fu alla corte di Enrico VIII che si affermò l’idea di stabilire per la lingua una pronuncia ‘corretta’ e di fare parlare ai bambini un inglese pulito, educato, e distintamente pronunciato.
Alla fine del secolo XVI i lavori teatrali venivano anche rappresentati su palcoscenici temporanei allestiti nei  cortili delle  locande. Questo spazio costituì  in Inghilterra la base  dell’impianto dei primi teatri permanenti,  come Il Globe di Londra. (1599).