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LE SPIGOLATRICI (The Gleaners) Jean-François Millet

 

Jean-François Millet (Gréville-Hague, 4 ottobre 1814 – Barbizon, 20 gennaio 1875) è stato un pittore francese, considerato uno dei maggiori esponenti del Realismo.

 

Le spigolatrici (1857) Jean-François Millet
Parigi, Musée d’Orsay
Olio su tela, cm 83 x 111

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Nel grande campo, illuminato dalla calda e intensa luce del sole estivo, tre donne con movimenti misurati e pazienti stanno spigolando. I loro gesti sembrano seguire i ritmi lenti di una preghiera.

Molti critici vedono nelle opere di Millet una contrapposizione tra la semplice vita contadina e la frenesia nevrotica della borghesia parigina

Jean-François Millet, allievo di Paul Delaroche, esordisce al Salon nel 1840: in gioventù ritrae prevalentemente soggetti mitologici e ricorda nello stile Eustache Le Soeur e Nicolas Poussin.

A causa di un’epidemia di colera scoppiata a Parigi tra il 1848 e il 1849, Millet va a vivere a Barbizon, in una casa vicina a quella di Théodore Rousseau, dove passa gran parte della sua esistenza a contatto col gruppo di paesaggisti che amano dipingere nella vicina foresta di Fontainebleau.

Nel 1848 presenta al Salon “Lo spulatore e da allora il pittore si dedica quasi unicamente ai temi rurali in cui rivive l’infanzia felice trascorsa in campagna coi genitori.

Incurante delle aspre considerazioni dei critici che lo tacciano di essere “Peintre de l’ignoble”, egli continua per la propria strada e sceglie di dedicare i suoi dipinti alla vita e al lavoro dei contadini, che descrive con grande partecipazione umana ed emotiva.

La sua caparbietà gli da ragione e a poco a poco i suoi quadri vengono capiti e rivalutati , nel 1867 è invitato all’Esposizione Universale di Parigi; l’anno seguente è membro onorario della Società delle Belle Arti di Bruxelles e viene nominato cavaliere della Legion d’Onore.

Al contrario di Honoré Daumier, il cui impegno sociale viene manifestato in opere dai contenuti politici, Millet non ama i toni critici e sprezzanti, egli preferisce le atmosfere semplici ma allo stesso tempo profondamente suggestive.

Il suo naturalismo così simile al realismo di Corbert è scarno ed essenziale e si manifesta attraverso forme elementari, dal disegno appena accennato e da un sapiente dosaggio della luce e dei colori, alla ricerca di armonici e delicati accordi cromatici che nel corso degli anni verranno attentamente studiati da molti impressionisti, in particolar modo da Pissarro e Monet.

 

L’angelus (1858-1859) – Jean-Fançois Millet
Museo d’Orsay – Parigi
Olio su tela cm 55 x 66

   

Nel 1867 questo quadro è presentato, con grande successo, all’Esposizione Mondiale. Il dipinto è fonte di ispirazione per numerosi artisti, da Vincent Van Gogh a Salvador Dalì che lo usa come modello per varie reinterpretazioni in chiave surrealista.

L’opera raffigura la preghiera serale alla fine di una lunga giornata di lavoro. La donna, assorta dalla preghiera, esprime nella posizione tutta la sua devozione. L’uomo sembra invece meno concentrato e coinvolto.

Lo stello Millet, pur credente, non è particolarmente osservante, si sposa in chiesa poco prima di morire e i suoi figli vengono battezzati alcuni anni dopo la nascita.

 

Il recinto delle pecore. Chiaro di luna (1861) Jean- François Millet
Parigi, Musée d’Orsay – Olio su tela, cm 39,5 x 57

   

La luna che illumina questo paesaggio notturno diffonde la sua luce con un movimento ondulatorio che pare pulsare ritmicamente.

Una sensazione di quiete e pace pervadono la composizione: il pastore è solo una sagoma scura i cui gesti lenti e misurati, sono silenziosi e insieme maestosi.

Anche le sagome delle pecore strette le une alle altre, sono quasi indistinte, appena illuminate dal chiarore lunare.

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