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BOTTICELLI – Guido Cornini

BOTTICELLI

Introduzione

La presente pubblicazione è dedicata a uno tra i più squisiti interpreti dell’arte fiorentina del Quattrocento: Sandro Botticelli, universalmente noto per la musicalità delle linee e per il fascino delle sue enigmatiche mitologie, dalla Primavera alla Nascita di Venere, dalla Pallade a Venere e Marte. Uno studio puntuale e documentato permette di leggere questi capolavori nelle loro strutture formali e nei loro significati simbolici, dedicando un ampio spazio a tutto l’arco della produzione del pittore.

Recensione

Sandro di Mariano Filipepi detto Botticelli (1444-1510) nasce a Firenze, e l’arte varia e voluttuosa di Filippo Lippi attrae l’intelligenza del giovane che non è indifferente né alla nobiltà del Verrocchio né alla vibrante risolutezza d’Antonio Pollaiolo. 
Botticelli si forma alla bottega del Verrocchio, dove viene a contatto con Leonardo, che segnerà sempre il percorso artistico del nostro. 
Disegnatore originale, traduce i tratti continui e le linee impulsive, che intaccano le superfici, in pennellate aspre, le quali ricercano i caratteri, le espressioni ed i movimenti. 
L’arido naturalismo di alcuni quattrocentisti toscani si raffina nella norma esclusiva della linea sottile e nervosa…, l’indole mobile e l’ardore dell’ingegno convengono a questo periodo di transizione. 
L’umanesimo dei Medici ristabilisce il culto e non la copia dell’antico: la poesia non ricalca modelli, e l’anima del vero artista interpreta le leggende religiose ed i miti pagani. 
All’intensità della fede non ripugnano i bei corpi femminili, lunghi e magri, dal viso affilato e dallo sguardo triste, come quello delle Madonne con gli occhi bassi e le labbra smorte. 
La curiosità e la finezza penetrano nell’allegoria ed appassionano l’azione con la violenza del contorno, specie quando i motivi si coordinano o turbinano attorno ad un punto di mezzo del quadro. 
Anche nei disegni in punta d’argento, che illustrano la “Divina Commedia”, lo squisito idealista esclude dal suo lirismo pittorico i terribili effetti delle bufere e delle pene devastatrici.



Nel “Ritorno di Giuditta a Betulia”, che si trova nella galleria degli Uffizi a Firenze, dipinto nel 1472, domina un soffuso sentimento malinconico, espresso dalla qualità vibrante della luce, dall’intensa mobilità espressiva dei tratti e dalle fitte increspature delle vesti fluenti e arricciate, che accompagnano gli ondeggiamenti del corpo in movimento. 
La ripetizione ritmica delle linee morbide e la trasparenza velata delle vesti mettono in comunicazione la figura umana con la tremula luce del paesaggio. 
La “Primavera”, dipinta nel 1476-78, sita negli Uffizi di Firenze, evoca il sogno celebrato dal Poliziano nelle “Stanze”. 



Al rezzo (luogo fresco ed ombroso) di un bosco di aranci, nella luce ambrata, che filtra fra i tronchi, Venere – casta e con il capo chino – sembra in atto di segnare il ritmo alla danza delle Grazie agili e coperte di veli. Accanto ad esse, Mercurio con il casco – è forse “il bel Julio” del poeta – alza la destra ai rami, ed il piccolo Amore, con gli occhi bendati, scendendo a volo, scaglia un dardo.., a sinistra, la Primavera cammina lieve ed ilare sui fiori, mentre Flora sfugge all’abbraccio di Zeffiro. 



Nel 1478 fu eseguita la “Nascita di Venere”, che si trova sempre agli Uffizi di Firenze: un altro capolavoro. 
La dea, trasportata sulla conchiglia dal soffio dei Venti, è malinconica, e, quasi tocca da un’ombra di misticismo medioevale, non si accorge della ninfa che vuol metterle il manto rosso a fiori verdi. 



Fra il 1481 e 1482, furono affrescati nella Cappella Sistina la “Le tentazioni di Cristo e la Purificazione del lebbroso” – che ricorda la carità di Sisto IV, fondatore di un ospedale -, la “Giovinezza di Mosé” ed “Aaron che scaccia i ribelli”, monumentale e mosso….., la novità di quest’ultima composizione si collega con la più tarda “Calunnia d’Apelle” (Firenze, Uffizi). 
 


Fra i tondi non si deve dimenticare l’ispirata “Madonna del Magnificat” (Firenze, Uffizi), specie per il contrasto fra la Vergine, umile e raccolta, ed il Bambino che leva la testa e vede l’infinito. 
Dei singolari ritratti, i più psicologici sono “Simonetta Vespucci” (1476 circa) e “Giuliano de’ Medici” (1478 circa) che si trovano oggi nel Museo di Berlino.



 Negli ultimi anni, di fronte all’inasprirsi della crisi politico-religiosa a Firenze, e amareggiato per il confronto con Leonardo, fautore di una pittura antitetica ai suoi gusti, perchè fondata sull’immagine della natura e sull’osservazione diretta, Botticelli esaspera il suo pessimismo e la totale sfiducia nel progresso storico, riflettendo la sua angoscia nella scompaginazione dei valori spaziali e prospettici della “Natività mistica” e nei ritmi compositivi laceranti delle “Storie di San Zanobi”.

Voto

5/5

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