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Giovanni Antonio Canal, detto il CANALETTO

 

Nato a Venezia nel 1697, Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, cominciò la sua attività pittorica come aiuto del padre, scenografo di successo.

Purtroppo di questa prima attività, accanto anche al fratello Cristoforo, non resta più alcuna traccia.
Il suo esordio in pittura dovrebbe risalire intorno al 1720, quando è menzionato per la prima volta nella Fraglia dei pittori.
Dedicatosi subito alla “Veduta”, Canaletto subì l’influenza di Marco Ricci e di Luca Carlevarijs.
Purtroppo l’esatta cronologia della sua prima produzione artistica è ostacolata dal fatto che Canaletto non aveva l’abitudine di firmare i suoi lavori, consuetudine interrotta fortunatamente dal 1740 in poi.
Intorno al 1730 Canaletto venne avvicinato dal potente collezionista inglese Joseph Smith, futuro console britannico, che divenne poi il suo principale committente e a cui fartista dedicò la serie di acqueforti dal titolo “Vedute altre prese dai Luoghi altre ideate” (1744).Tramite questo rapporto Canaletto ebbe costanti rapporti con l’aristocrazia britannica, tanto da trasferirsi a Londra dal 1746 al 1756.
Di questo soggiorno restano alcune belle vedute dei luoghi più suggestivi della capitale.
Canaletto dovette esporre anche a Parigi intorno al 1754, notizia questa emersa in anni recenti ma purtroppo non suffragata da documenti.
Ritornato a Venezia definitivamente nel 1760, Canaletto dovette aprire una bottega.
Il suo successo, ormai offuscato dal calo di qualità della sua pittura, non fu degnamente premiato dall’Accademia di Belle Arti ché gli rifiutò ripetutamente dei suoi lavori, suscitando forti critiche…, per mettere a tacere le polemiche, nel 1765 venne accettato “Capriccio con colonnato e cortile” (Venezia, Galleria dell’Accademia).
Canaletto morì il 20 aprile 1768, dopo una lunga malattia.
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La grande passeggiata – Antonio Canal, il Canaletto
Olio su tela cm. 51 x 76

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Il vedutismo veneziano è una delle più alte espressioni dell’arte figurativa sviluppatasi sotto gli auspici del razionalismo che permea la cultura illuministica: la ricerca del vedutismo si incentra sul problema della percezione delle immagini, evitando una riproduzione ‘fedele’ degli aspetti del reale per far emergere invece l’ordine intellettuale, la trama razionale della visione.
Il vedutismo rigetta dunque tutta quell’elaborazione illusionistica e quella ricerca di effetti ‘falsi’ alla cui insegna si è svolta la cultura figurativa barocca, affinché dalle scenografie in cui è lasciato libero spazio all’immaginazione si passasse a immagini ancorate alla realtà e sorvegliate da una tecnica rigorosa.
L’opera del Canaletto è dominata proprio da questa esigenza di analisi critica del patrimonio figurativo barocco e di richiamo all’ordine.
Canaletto è, come il padre, scenografo, e questa base tecnica lo familiarizza con i metodi più sofisticati di elaborazione prospettica dell’immagine, e quindi con il senso più profondo dell’eredità barocca, che egli però vuole riportare a criteri di razionalità e verosimiglianza.
Per lui la prospettiva non è più stratagemma e finzione, bensì una rigorosa costruzione nello spazio e condizione intellettuale della percezione cha organizza secondo un ordine strutturale gli stimoli sensoriali della visione: luce e colore. La prospettiva dunque distribuisce e compone i piani d’ombra e di luce, ed incorpora una determinata quantità di luce in ogni nota di colore, che viene deposto sulla tela con un tocco perfettamente calibrato.
Si costituisce così una trama fitta e precisa che riesce a far emergere sulla superficie del quadro il complesso dei valori spaziali e proporzionali.
Nel Canaletto le vedute più affascinanti e gli scorci più suggestivi della città, che ne colgono gli aspetti monumentali e urbanistici di rilievo insieme alle manifestazioni tipiche della vita sociale e culturale, sono organizzati in visioni di grande respiro spaziale e di straordinaria intensità luminosa, in cui le figure compaiono come puri elementi di colore, personaggi di una folla animata e variopinta.

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