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PIETÀ (Pity) – Giovanni Bellini

PIETÀ (1505 circa)
Giovanni Bellini (1429-1507)
GALLERIE DELL’ACCADEMIA a VENEZIA
Tavola cm. 65 x 90

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In un paesaggio aperto che spazia su montagne, città e castelli, è seduta a terra la Vergine col capo reclinato e gli occhi socchiusi dal dolore, che sostiene sulle ginocchia il corpo senza vita del Cristo.

Il gruppo delle due figure è giocato sulla bicromia rosso-blu del manto della Madonna e sul bianco del velo e del perizoma, mentre un diffuso colore caldo e ambrato unifica figure e paesaggio.

All’aprirsi del Cinquecento Bellini approfondisce i suoi interessi per la rappresentazione della figura umana inserita in un paesaggio aperto, ma solo qualche anno più tardi la vicinanza e l’influsso del suo più brillante allievo, Giorgione, lo porterà a realizzare una piena fusione di questi due elementi.

L’iconografia del dipinto è chiaramente ispirata ai «Vesperbilder» della tradizione nordica, sculture lignee che rappresentano la Madonna che sostiene in grembo il Cristo deposto dalla croce.

Si tratta di un tema che per la sua forte carica espressiva ebbe una certa fortuna nell’arte italiana del XV e XVI secolo, specialmente presso quei pittori che, come Giovanni Bellini, erano particolarmente attenti ai fatti artistici d’oltralpe e ne seguivano gli sviluppi attraverso la diffusione delle opere grafiche.

Vediamo come il medesimo tema era stato interpretato circa trenta anni prima in area ferrarese da Ercole de’ Roberti (oggi a Liverpool, Walker Art Gallery).

Nel paesaggio dipinto da Bellini sono riconoscibili alcuni monumenti di Vicenza, fra cui la basilica precedente a quella di Palladio, il Duomo, la torre ed il santuario di Monte Berico.

Il dipinto è appartenuto alla famiglia Martinengo e in seguito alla Collezione Donà delle Rose di Venezia.

È stato sottoposto a restauro nel 1935.

Sulle rocce a sinistra in basso reca l’iscrizione «Joannes Bellinus».

È opportuno ricordare però che Bellini spesso apponeva la sua firma non solo sui dipinti eseguiti di persona, ma anche su repliche solo in parte autografe, e persino su opere della bottega per dare valore al lavoro realizzato dagli allievi.

Tuttavia, nel caso della Pietà delle Gallerie dell’Accademia, l’elevata qualità della pittura non lascia adito a dubbi circa l’attribuzione al maestro.

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