Crea sito

SALVATORE FIUME – Vita e opere (Life and Work)

Nato a Còmiso in Sicilia nel 1915, Salvatore Fiume arriva a Milano nel 1936 proveniente dalle Marche, dove ha terminato gli studi presso l’istituto d’arte di Urbino. A Milano intende affermarsi come pittore; ma i primi successi gli vengono, più che dalla pittura, da un romanzo autobiografico da lui scritto durante la guerra e stampato nel 1943.
Gli inizi della sua pittura appaiono piuttosto contrastati, per ragioni che si direbbero all’opposto di quelle normalmente vigenti per chi abbia scelto di fare il pittore: per un eccesso, si direbbe, di temperamento e insieme di preparazione tecnica, che lo fa apparire un pittore di altri tempi, un personaggio estremamente scomodo. Del resto egli stesso sembra collaborare ai malintesi.
Così quando nel 1946 si ripresenta a Milano con due nutritissime mostre usa lo pseudonimo e lo stile acronistico di un inesistente pittore andaluso, Francisco Queyo, esule a Parigi dalla Spagna in guerra. Ma già la mostra che allestisce nel 1949 col suo vero nome presenta una pittura conquistata sul piano della ricerca più rigorosa, attraverso una dedizione che evoca addirittura la figura di Morandi, pur nella grandiosità e complessità delle strutture compositive. Le sue famose «isole di statua» emergono all’attenzione della critica proprio in questo periodo e la Biennale veneziana ne registra puntualmente la nascita ospitando un grande trittico di Fiume.
Contemporaneamente una sua opera viene acquistata dal Museum of Modern Art di New York. Da allora le personali di Fiume e le sue partecipazioni a mostre collettive si succedono con regolare frequenza, da Milano a Roma, a Firenze, Torino, Parigi, Londra, New York, S. Francisco, Mosca, Bonn.
Parallelamente Fiume si trasforma in mecenate di se stesso attraverso le grandiose pitture murali, gli affreschi, i mosaici, le scenografie che gli vengono commissionate in ogni parte del mondo e che egli accetta di eseguire per poter salvaguardare la libertà del suo segreto lavoro di laboratorio. Appartengono a questo tipo di produzione le decorazioni eseguite negli anni dal 1950 al 1953 per i transatlantici «Giulio Cesare» e «Andrea Doria».
Seguono poi le decorazioni per la sede delle riviste Time e Life a New York e per la «Michelangelo». L’ultima opera di questo genere è del 1967: si tratta del grande mosaico che decora l’abside della nuova basilica della Annunciazione a Nazareth.
Al 1950 risale anche l’incontro di Fiume col teatro, in particolare con la Scala di Milano. In questo teatro la pittura di Fiume presenterà per molte stagioni immagini e forme coraggiosamente innovatrici, in una larga serie di allestimenti memorabili. Anche altri teatri, come il Covent Garden di Londra, quello dell’opera di Roma e il Massimo di Palermo apriranno alcune delle loro stagioni liriche affidando a Fiume le sue scenografie per le opere inaugurali.
Nel 1962 una esposizione circolante di cento sue opere venne ospitata in Germania da vari musei. Numerose mostre si sono susseguite dopo quell’anno, in Italia e all’estero.
Sue opere sono presso collezioni pubbliche e private in Italia, America, Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Iran, Giappone, Olanda, Jugoslavia, Israele. Quando non si trova in giro per il mondo alla ricerca di immagini e forme nuove per la sua pittura, Fiume visse a Canzo, una località della Brianza in provincia di Como. Salvatore Fiume è morto a Milano il 13 giugno 1997.

ALCUNE SUE OPERE

LA BARONESSA (1970)
Olio su tela cm 170 x 175
.
      .
TEATRO KABUKI (1971)
Olio su tela cm 54 x 36

.

RAGAZZA GIAPPONESE (1970)
Olio su tela cm 80 x 150

.

FIORI (1959)

olio su tela cm 74 x 102

.

RAGAZZE SDRAIATE (1971)

Olio su tela cm 160 x 115

.

HARARINE (1973)

Olio su tela cm 95 x 147

.

TEMPESTA (1954)

Olio su tela cm 76 X 54

.

NEL VENTO DI KISIMAYO 

h cm 50