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* NAVIGAZIONE SULL’OCEANO PACIFICO (Secoli XVI, XVII, XVIII) Navigation on the Pacific Ocean

LA NAVIGAZIONE SUL PACIFICO

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Qui faccio una rapida rassegna di spedizioni e di esploratori che si sono impegnati, tra il secolo XVI e il secolo XVIII, a percorrere le coste del Nord America e del Nord Europa, per trovare un passaggio dall’Atlantico al Pacifico, sia verso est sia verso ovest; inoltre descrivo i contatti che gli europei ebbero con le terre asiatiche e americane nei secoli XVI, XVII, XVIII. Le notizie che vengono riferite sono molto interessanti per arricchire la cultura geografica e anche per farci comprendere la irrequietezza dello spirito umano, che desidera approfondire, estendere e migliorare !e conoscenze, senza sosta. Infine possiamo anche scorgere che gli sviluppi delle conoscenze geografiche aprirono commerci e contatti con altri popoli, pur se non furono sempre caratterizzati da ideali pacifici e umanitari.
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La conquista e il possesso della costa americana sul Pacifico permise agli Spagnoli di compiere viaggi e ulteriori esplorazioni senza necessità di fare il lungo giro del continente e passare dallo Stretto di Magellano. Le Molucche costituivano sempre un punto d’attrazione e, proprio di ritorno dalle Molucche, Avarado de Saavedra, portato fuori rotta dal vento impetuoso, scoprì l’arcipelago delle Marshall. Il suo rimase però un viaggio isolato, perché i Portoghesi intendevano sostenere i loro diritti sulle terre al di là della raya tracciata a suo tempo da Alessandro VI, e le Molucche rientravano nei loro potenziali possedimenti.
Carlo V, impegnato nelle guerre con la Francia e con i protestanti, finì per riconoscere le Molucche come possedimento portoghese, ricevendo in cambio un cospicuo indennizzo. Gli Spagnoli continuavano intanto la ricerca di altre terre ricche d’oro e durante queste ricerche Ruy Lopez de Villalobos raggiungeva le Filippine, così chiamate dal re Filippo II, e scopriva le Caroline occidentali. In pochi anni le Filippine erano completamente assoggettate da Miguel Lopez de Legazpi che portava anche a termine l’esplorazione delle isole che Magellano aveva chiamato dei Ladroni, cioè le Marianne.
La rotta seguita dagli Spagnoli per recarsi dai possedimenti asiatici a quelli americani era normalmente molto settentrionale, cosicché potevano sottrarsi agli alisei, che ostacolavano la navigazione verso oriente.
Verso la fine del 1567, Alvaro de Mendana, partito dalle coste peruviane a caccia d’oro, al solito si rivolse verso quella parte australe dell’America, di cui Tolomeo aveva già affermato l’esistenza, e che avrebbe dovuto formare un vasto continente, di cui le ultime propaggini orientali sarebbero state costituite dalla Terra del Fuoco.
Non trovò l’oro e non trovò la terra australe, ma scoprì le isole Ellice e l’arcipelago che egli chiamò di Salomone, sempre con l’idea che fossero ricche d’oro. Tornò indietro, ripeté l’impresa dopo 25 anni, giunse alle isole di Santa Cruz e lì morì di stenti. Stabilito ormai che il Pacifico non conteneva terre ricche d’oro, gli Spagnoli abbandonarono praticamente altre imprese esplorative e si contentarono dei territori che già possedevano, comprese le Filippine.
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È la volta di esplorazioni di altre nazioni: inglesi ed olandesi. Era in atto la cosiddetta guerra di corsa, che consisteva nell’impadronirsi con azioni corsare e piratesche delle navi che si incontravano in viaggio e impossessarsi di quanto trasportavano, senza preoccuparsi della nazionalità delle narri stesse. A questo proposito, abbiamo già notato come il meschino resto del tesoro di Montezuma fosse andato a finire in mani francesi.
La guerra di corsa era abbondantemente praticata dalla marina inglese che, in questo come in altri aspetti, seguiva la tradizione normanna. Il più famoso e audace corsaro dell’epoca fu Francis Drake. Nel 1572 era appostato sull’istmo di Panama su una nave corsara francese, per intercettare al suo passaggio un convoglio spagnolo carico d’oro e argento, indirizzato al re di Spagna.
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Nella battaglia, Drake ebbe la meglio e si impadronì di 15 botti piene d’argento e di alcuni sacchi d’oro. Tornò in Inghilterra e consegnò alla regina Elisabetta il quinto del bottino, secondo la norma vigente allora, e chiese ed ottenne dalla sovrana il permesso di esercitare la guerra di corsa con navi inglesi nei Mari del Sud.
Alla sovrana non poteva che far piacere l’idea di umiliare gli Spagnoli e di alleggerirli a suo vantaggio del loro oro. Francis Drake, partì nel 1577 con cinque navi dirette verso il Brasile, passò lo Stretto di Magellano, risalì le coste del Cile e depredò tutte le navi spagnole che poté incontrare. Proseguì, costeggiò il Perù, l’America centrale, la California fino al 42° di latitudine nord. Aveva sperato di trovare un passaggio fra i due oceani, ma non insisté nella ricerca. Scese a terra nella regione di San Francisco e ne prese possesso a nome della regina Elisabetta, chiamandola Nuova Albione; volse poi a occidente, raggiunse le Molucche, toccò Giava e doppiato il Capo di Buona Speranza, tornò in patria. Aveva compiuto, secondo dopo Magellano, il giro del mondo; era carico di ricchezze ed aveva dimostrato la grande abilità della marina inglese. Accolto in patria in trionfo, guidò nel 1585 la spedizione contro la Spagna, durante la quale attaccò le isole di Capo Verde, mise a sacco le isole di Santo Domingo, Cartagena, San Augustin. Nel 1587 distrusse a Cadice una divisione di 33 navi della flotta spagnola e nel 1588, promosso viceammiraglio e diventato baronetto, fu uno dei protagonisti che portarono l’Inghilterra alla vittoria sulla “invincibile armata”, la grande flotta spagnola di Filippo II e contribuì in modo decisivo all’affermazione dell’Inghilterra come la più grande potenza navale del mondo.
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Nel frattempo i Paesi Bassi si erano liberati dall’esosa dominazione spagnola reagendo alla chiusura dei porti portoghesi decisa da Filippo II, si erano costruiti una propria flotta commerciale come affermazione della loro libertà e indipendenza. In tal modo i Paesi Bassi cominciarono a sostituire al predominio commerciale spagnolo nell’Estremo Oriente quello olandese. Nel 1598, l’olandese Jakob Mahu, navigando sulle orme di Magellano, raggiunse il Giappone e Oliver van Noort partì dall’Olanda per compiere il giro del mondo.
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Intensa era stata durante tutto questo periodo l’attività dei geografi e dei cartografi, che con sistemi vari, dapprima incerti ed empirici, poi, a mano a mano, più sicuri e con migliori basi scientifiche, avevano disegnato mappe e regioni, note e ignote. Fra questi, G. Jon Guillaume Testu, capitano della nave corsara francese, che morì combattendo con Francis Drake contro gli Spagnoli a Panama, aveva compiuto una raffigurazione fantasiosa del polo artico.
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La maggior affermazione cartografica dell’epoca fu però quella di Gerardo Mercatore, nel famoso mappamondo e in tutta la sua opera di geniale cartografo. La sua opera sintetizza in modo originale ed efficace tutti gli sforzi compiuti nel Rinascimento per l’allestimento delle carte geografiche, col ricondurre la cartografia a procedimenti matematici e col sottrarla in modo definitivo al precedente eclettismo empirico.

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