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* OCEANIA e AUSTRALIA – I viaggi di James Cook (The travels)

OCEANIA e AUSTRALIA

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Questo capitolo offre numerosi spunti di commento e di riflessione. Tra gli esploratori si distingue un uomo che viaggia per interessi e per scopi scientifici e che non risparmia energie e sacrifici per conoscere e per descrivere terre, uomini, abitudini e civiltà. James Cook (Marton, 27 ottobre 1728 – Kealakekua Bay, 14 febbraio 1779)  viene presentato come il vero tipo dell’esploratore, quello che è intento a scoprire la verità e che si serve di mezzi pacifici per raggiungere il suo civile intento.
Grandi sono i meriti di Cook e li comprendiamo attraverso la lettura piacevole di queste interessanti e vivaci pagine che mostrano non soltanto le qualità e gli scopi dell’esploratore, ma propongono all’attenzione di chi legge una parte del mondo affascinante e poco conosciuta.
Anche questo rappresenta un altro motivo di riflessione: quali sono stati l’impegno, le difficoltà, i rischi e il costo di quest’impresa; quali sono stati i sacrifici, l’audacia, le doti, la forza d’animo degli equipaggi, degli ufficiali, del comandante per organizzare e condurre le esplorazioni in Oceania e in Australia.
Infine anche le diverse descrizioni della morte di Cook danno modo di accostarsi alla conoscenza di mentalità, di usi, di tradizioni seguite da popoli molto lontani dal nostro mondo e, anche per questo, interessanti.
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Oggi voglio parlare del capitano Cook e dei suoi viaggi. Qui in Indonesia, nel viaggio di ritorno del suo primo viaggio, circa 260 anni fa, Cook fece sosta per riparare la sua “Endeavour” danneggiata sui coralli della Barriera di Corallina australiana. Col pensiero adesso io cammino lungo la spiaggia dello stretto di Malacca, e cerco di vedere sino a che punto gli occhi di Cook e dei suoi uomini vedevano diverso da me questo paesaggio. Certo ci sono case in cemento, qua e là, e petroliere enormi sul mare, e nel cielo il fischio dei jet per Singapore si confonde con Io stridio dei gabbiani e dello sule che volano veloci sul filo delle onde.
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Non sarebbe possibile trovare punti di riferimento tra il mondo come lo si andava disegnando allora, e il mondo nel quale corriamo oggi, coprendo in poche ore distanze di una vita; non sarebbe possibile se non esistessero i diari, i pensieri, osservazioni, note di Cook.
Parole dalle quali è facile scoprire perché il lungo balzo nel tempo, a ritroso di 260 anni, è invece con lui se non facile almeno possibile.
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Al di là dei paesaggi che ancora sono identici, degli usi e costumi che da allora a oggi possono anche essere non molto cambiati, o delle infrastrutture moderne che hanno in talune zone tutto mutato; insomma prescindendo da quel che è diverso o da quel che è uguale, nella realtà,, attorno a noi, è il pensiero il Cook che ci è vicino, moderno come il nostro nello spirito di comprensione, di curiosità, d’assenza di pregiudizi, e nei suoi scatti di ira o di simpatia, nel suo humour o nella attendibilità delle sue osservazioni scientifiche.
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Una carta d’imbarco, il fischio del jet, la colazione a 10.000 metri, i 1.000 chilometri all’ora; e le soste con l’aria condizionata, le bibite ghiacciate pronte ovunque, le radio che collegano, gli strumenti che aiutano; le medicine, le vitamine, gli indumenti speciali.
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L’inventario delle facilità del viaggiatore moderno potrebbe durare ancora molto: Io arresto alle prime righe, solo per sottolineare quanto – a parte la vicinanza spirituale dell’esploratore Cook al viaggiatore moderno – sul piano dell’avventura, del rischio, della fatica, del gioco della vita, i 260 anni che separano i nostri viaggi da quelli del capitano inglese, sono allora una misura che più di ogni altra parola ci dicono dell’audacia dei suoi tre viaggi.
Dei viaggi delle sue navi a vela, la forza dei suoi equipaggi, delle zone, dei mari, delle tempeste sconosciute. La fragilità dell’uomo davanti alla natura così grande ancor oggi (basta un atterraggio fra le nubi per ricordarcelo) quella fragilità, che allora era totale, assoluta.
Una fragilità che può aiutarci a comprendere personaggi come Cook e come i suoi uomini, nella grande avventura della conoscenza.
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