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IL MITICO CONTINENTE AUSTRALE (The Mythical Austral Continent)

IL MITICO CONTINENTE AUSTRALE

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L’Oceano Pacifico agli inizi del Seicento era un oceano che ancora teneva vivo quel senso di sconosciuto così caro alla mentalità medioevale. Il suo estremo sud, infatti, era poco conosciuto e pareva che in quella direzione vi fosse ancora la possibilità di scoprire quella Terra Australis incognita che, secondo la leggendaria trattazione tolemaica, si sarebbe estesa tutt’attorno al Polo Sud.
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Questo mitico continente fu motivo di numerosi viaggi nelle latitudini meridionali del Pacifico. Nella maggior parte dei casi si trattava di ricerche non precisamente scientifiche: i navigatori cercavano terre ricche e avevano acquistato un colpo d’occhio sicuro per riconoscerle (e così si comprende come mai l’Australia, l’ultimo vasto territorio che potesse essere ancora scoperto, venisse toccata più volte senza che alcuno si preoccupasse di disegnarne e rilevarne le coste: erano terre troppo aride, e in condizioni di povertà così evidenti da non suscitare affatto il desiderio di conoscerle meglio).
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L’onore di chiarire i dubbi sul misterioso continente in cui ogni tanto i navigatori si imbattevano, fu affidato ad Abel Tasman, esperto di tutte le rotte del Pacifico, che nel 1642 intraprese il viaggio, partendo da Batavia nell’isola di Giava. Il viaggio durò 10 mesi. Dopo circa tre settimane di navigazione, le due navi raggiunsero I’isola Maurizio. Dopo una sosta ripartirono per il sud, ma il tempo avverso li fece per qualche tempo retrocedere e proseguire verso oriente, avvistando la terra che venne allora chiamata di Van-Diemen, ma che prese poi il nome di Tasmania. Il Tasman, dalla Tasmania proseguì verso oriente e raggiunse un’altra terra: la Nuova Zelanda. Il Tasman però credette si trattasse di una estensione della Staten Land (Terra degli Stati) scoperta da Schouten Liemaire nella loro ricerca di un passaggio diverso dallo Stretto di Magellano verso il continente australe. Tasman pertanto dette alla Nuova Zelanda il nome di Staten Land. Navigando poi verso nord, scoprì le isole Tonga e attraverso le Figi raggiunse l’arcipelago dello Bismarck, costeggiò la Nuova Guinea del nord e tornò a Batavia.
Il Tasman aveva quindi non solo scoperto due terre, la Tasmania e la Nuova Zelanda, ma aveva provato la loro indipendenza e quella della Nuova Guinea dal continente australe, così come ci si immaginava prima del suo viaggio. Egli riteneva però che la Nuova Zelanda facesse parte di un vasto continente meridionale ossia della Terra Australe e permase nell’errore anche dopo un suo secondo viaggio, durante il quale esplorò il Golfo di Carpentaria.
Passarono tuttavia molti anni prima che altre esplorazioni fossero compiute in Australia, e non da parte degli Olandesi, questa volta, ma da parte degli Inglesi. Fu infatti un tipico navigatore inglese alla vecchia maniera – metà esploratore e metà corsaro e pirata – William Dampier, a giungere nel 1686 sulle coste dell’Australia, fermandovisi a lungo e convincendosi che il paese offriva poche risorse. Tornato in patria e pubblicata una relazione dei suoi viaggi, fu inviato di nuovo in Australia d.al governo inglese, con preciso scopo di esplorare la costa orientale del continente. Le cose andarono però diversamente perché una tempesta lo costrinse a modificare la rotta, lo spinse al sud cosicché egli prese la via del Capo di Buona Speranza e veleggiando verso oriente raggiunse la costa australiana occidentale. La seguì a lungo, poi risalì a nord., esplorò le isole della Sonda, la costa settentrionale della Nuova Guinea e preso infine la via del ritorno. Il Dampier era anche uno scrittore efficace e nella sua opera Un nuovo viaggio intorno al mondo si trova la prima descrizione di un tifone. La sua maggiore opera Relazione mista di luoghi e azioni costituisce nell’insieme un racconto di circumnavigazione, anche se la traversata del Pacifico dal Messico a Guam era stata compiuta nella speranza di razziare navi spagnole al largo di Manila. La costa di quella che oggi è chiamata la Terra di Dampier è uno dei meno attraenti territori della costa settentrionale dell’Australia.
Dopo il viaggio d’esplorazione compiuto su incarico del governo inglese, il Dampier pubblicò un terzo volume Un viaggio alla Nuova Olanda che conteneva, oltre a descrizioni della terra e degli abitanti, molte illustrazioni con figure di piante, uccelli, animali e pesci. I libri di Dampier e quelli di Campbel, Callander, Dalrymple costituirono la base degli sforzi per mettere in chiaro il problema della Terra Australe incognita e dei viaggi compiuti da Inglesi, Francesi e Olandesi alla ricerca di questa tema, seguendo le rotte meridionali del Pacifico.
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Nel 1722, un navigatore olandese, Jakob Roggeveen, sempre cercando il leggendario continente raggiunse l’isola di Pasqua, destinata a divenir famosa per le sue enormi e tozze sculture, testimonianze di quella lontana e primitiva civiltà, polinesiana che avrebbe poi descritto Cook.
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Nel 1738 un francese, Jean Baptiste Bouvet de Lozier (che aveva avuto incarico dalla Compagnia francese delle Indie di cercare la Tera Australe a sud del Capo di Buona Speranza), si spinse fin oltre il 54° parallelo, e trovò un’isola tutta coperta di nevi e di ghiacci, senza tuttavia potervi sbarcare: I’isola che porta ancor oggi il suo nome.
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Un’altra spedizione verso i Mari del Sud parti dall’Inghilterra nel 1764: avrebbe dovuto esplorare tutto I’Atlantico meridionale al comando di John Byron. Le isole Falkland (scoperte da John Davis nel 1592, e contese tra Spagnoli e Francesi) furono conquistate in nome dell’Inghilterra dal Byron, che continuò poi a navigare nel Pacifico scoprendo varie isole senza mai toccare la Terra Australe.
Net 1766 partirono dall’Inghilterra altre due navi, al comando di Samuel Wallis e Philip Carteret. I due navigatori attraversarono insieme l’Atlantico e si separarono nel Pacifico perché la “Swallow” del Carteret si era rivelata molto più lenta del “Dolphin” del Wallis, che ebbe la fortuna ili scoprire l’isola di Tahiti. Il Carteret invece, tenendosi molto più a sud (verso il 36° parallelo), incontrò le isole di Santa Cruz, già scoperte, circa un secolo prima, dal Mendana, e poi le Salomone, la Nuova Irlanda, la Nuova Hannover, e infine le isole dell’Ammiragliato. Dalle Filippine tornò in patria per il Capo di Buona Speranza: né lui né Wallis poterono dunque portare nuovi lumi sulla sempre più misteriosa ferra Australe.
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Agli identici risultati sarebbe giunto un esploratore francese, Louis-Antoine de Bougainville: nel dicembre del 1766 con due navi iniziava il suo viaggio verso il Pacifico attraversando lo Stretto di Magellano. Navigò due mesi, poi, dopo aver rilevato l’arcipelago corallino delle Paumotu, giunse a Tahiti. Al pari del Wallis, che vi aveva messo piede due anni prima, fu accolto dagli indigeni con entusiasmo. Poi proseguì la sua navigazione scoprendo alcune isole delle Samoa e giungendo alle Nuove Ebridi. Proseguiva verso occidente, per incontrare quella vasta terra chiamata allora Nuova Olanda, l’Australia (di cui si conoscevano solo le coste occidentali e, in parte, quelle settentrionali e meridionali), ma fu arrestato dalle barriere coralline che formano quasi un muro davanti alle coste tropicali dell’Australia. Bougainville dirottò allora verso nord, scopri l’arcipelago della Louisiade, raggiunse la Nuova Guinea, le Molucche e rientrò in Francia, nel febbraio del 1769, con le sue due navi, la “Boudeuse” e la “Etoile”.
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Grandi imprese, tutte queste: eppure il problema della terra Australe rimaneva ancora da risolvere; ma, mentre il Bougainville stava già tornando in patria, in Inghilterra si andava preparando una spedizione di un carattere particolare e per uno scopo assai diverso da quello che aveva animato conquistadares spagnoli, avventurieri olandesi e francesi e gli antichi corsari inglesi. Si trattava di una vera spedizione scientifica: la prima di questa importanza, intrapresa al solo servizio della scienza; e questo ci indica chiaramente la nuova posizione che andava assumendo l’Inghilterra nel mondo europeo. Il comando della spedizione che si sarebbe imbarcata sulla nave “Endeavour” era stato affidato a quel capitano della marina inglese già noto per le sue conoscenze astronomiche e cartografiche, che si sarebbe poi affermato come il maggior navigatore inglese e uno dei maggiori in senso assoluto: James Cook.
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