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Artisti per la Libertà. Disegni della Resistenza (1941-1945)

Gli artisti e la Resistenza

Morte per gli innocenti (1943) Luigi Broggini

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Si era aperta a Milano, negli anni Settanta, presso il Centro Culturale “La Melagrana”, la mostra “Gli artisti e la Resistenza”. La rassegna era stata ordinata da Mario De Micheli, che ne curò anche il catalogo presentando le opere con un ampio saggio introduttivo.

Furono esposti quarantotto disegni, alcuni dei quali del tutto inediti o poco conosciuti, che hanno la particolarità di essere stati eseguiti tutti negli anni della Resistenza o nei primi giorni della Liberazione.
Una mostra eccezionale, dunque, di disegni nati nel vivo della lotta, sotto lo stimolo diretto degli avvenimenti.
In qualche caso si tratta quasi di appunti, schizzi veloci e sbrigativi che raggiungono spesso una validissima intensità poetica ed espressiva.
La mostra costituì una rara occasione di accostarsi in modo non superficiale e non esclusivamente “celebrativo”, ad un momento importante della nostra storia artistica recente.
Un momento particolare, in cui l’impegno civile e politico contro il nazifascismo costituì per molti artisti una occasione di verifica generale, una spinta ideale verso un rinnovato atteggiamento morale e artistico.

Di questa mostra De Micheli raccolse i disegni esposti e li racchiuse in una raccolta intitolata “Artisti per la Libertà. Disegni della Resistenza (1941-1945)”.

Veglia ai fucilati (1944) Giuseppe Motti
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“Molti artisti – scrive nella prefazione De Micheli – avvertirono chiaramente che era in gioco qualcosa di più di una semplice innovazione di linguaggio. Avvertivano cioè che tutto l’uomo era in gioco, non soltanto il ribaltamento di un piano o il mutamento di un gusto. La Resistenza chiamava l’artista a trasformare se stesso e a trasformare di conseguenza la sua arte”.
Questo processo era già stato avviato, durante gli anni più bui del fascismo, da quei nuclei di pittori che a Torino, Milano e Roma si battevano per affermare forme e contenuti più umani e reali contro la vuota retorica ufficiale o il deserto silenzio metafisico.
L’inizio della lotta armata fece crollare le ‘arcadie’ e travolse incertezze e ambiguità, offrendo agli artisti un ricco terreno di lavoro concreto, una tematica più vasta e più vera, che non potevano non stimolare la ricerca di modi espressivi adeguati, la definizione di un linguaggio appropriato.
I disegni qui raccolti, infatti, sono ben lontani da quel formalismo contratto e rigidamente contenuto, da quella fuga dalla realtà verso il ripiegamento estetico, che pure era stato, sotto il fascismo, il rifugio di una parte di quegli intellettuali che si sentivano o erano all’opposizione.

E’ nell’esplodere di una ‘realtà’ diversa, fatta di potenzialità liberatrici, di lotta attiva e di speranza in un domani più giusto e più umano, che quegli uomini ritrovarono un’aderenza concreta con le cose, una dimensione diversa e più autentica della loro arte. E soffermando gli occhi su queste opere si avverte tutta la forza, la brutalità persino, dirompente e impetuosa, di questo ritorno all’uomo e alla sua sorte quotidiana,

di questa scoperta di una individualità diversa, filtrata e trasformata dalla dimensione collettiva dell’azione, rigeneratrice e stimolante.

C’è, inoltre, in questi fogli, assieme ad un sentimento angoscioso di orrore, assieme allo sdegno per le torture e i massacri, assieme al dolore e all’ira, un senso quasi festoso, limpido e deciso, il segno di una speranza che sta per realizzarli…, c’è la gioia e il sollievo, quasi, di chi sa che tutto sta per compiersi. La gioia di chi, al di là della violenza, del sangue, delle memorie e dei cadaveri, intuisce l’avverarsi di un mondo diverso, il concretizzarsi di una strada aperta verso le più alte conquiste civili ed umane.

La liberazione di Roma (1944) Renato Guttuso
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Una cosa fondamentale è cambiata, gli uomini non credono più alla loro disperazione e alla loro solitudine.
Sotto le macerie è rimasto sepolto l’ultimo individuo, ed è rispuntato un uomo nuovo, l’uomo attraverso gli altri uomini, negli altri uomini. E’ rispuntata una nuova realtà.
Questa “nuova realtà” emerge in modo evidente dai temi e dalla esecuzione rapida e nervosa dei disegni.
Una esecuzione spoglia, essenziale, nuda, e che pure esprime tutto un mondo complesso di sentimenti e di risentite ragioni umane, tutta una tematica tesa a difendere la integrità dell’uomo, la sua libertà, le sue aspirazioni migliori dai ‘mostri’ generati dalla storia.
Berti, Birolli, Broggini, Carpi, Cassinari, Cenni, Colombo, Fabbri, Francese, Gasparini, Guttuso, Kodra. Mafai, Mantica, Manzù, Martini, Migneco, Morlotti, Motti, Pizzinato, Pozzi, Ramponi, Rognoni, Sassu, Tettamanti, Tomiolo, Treccani…, tutti artisti, come è noto, per i quali l’impegno resistenziale non si è concluso il 25 aprile del ’45, e che hanno saputo portare avanti, ognuno a suo modo, con formulazioni estetiche e formali diverse, il discorso iniziato in montagna.
Le opere presenti in questo libro mostrano dunque una unità di fondo che è il segno di una qualità comune, di una poetica, cioè, decisa a cogliere e a comprendere tutto l’orrore e l’esecrazione per la barbarie e l’ingiustizia, per la dignità e la libertà calpestate, per l’integrità dell’uomo lacerata e impedita.

Ciò costituisce un patrimonio ideale, una conquista di carattere morale e civile che non è andata dispersa con gli anni, che anzi ha informato si sé la parte più valida della pittura italiana del dopoguerra, e che oggi, a oltre sessantacinque anni di distanza, muove ancora ad un impegno non formalista, non epidermico e non esoterico le nuove generazioni artistiche della contestazione.