Crea sito

GRECIA – Dittatura dei Colonnelli

Alexandros Panagulis nel 1973, intervistato dalla giornalista Oriana Fallaci

 .

Era uscita da poco la notizia che Alexandros Panagulis, il resistente greco che, accusato di aver attentato alla vita del primo ministro del regime dei colonnelli Papadopoulos, era stato condannato a morte, era morente nelle carceri del suo paese.
Come è noto Panagulis era stato condannato a morte, ma di fronte alle proteste dell’opinione pubblica mondiale, i colonnelli di Atene hanno deciso di mostrarsi “umanitari” e hanno sospeso la pena lasciando però che intanto il giovane antifascista morisse lentamente in seguito alle torture, alle angherie, alle privazioni alle quali è stato sottoposto nelle carceri dei colonnelli.
L’atteggiamento di questi ultimi è quanto di più ipocritamente ripugnante si possa immaginare.
Da una parte, timorosi dell’opinione pubblica mondiale, evitano dì spingere apertamente fino alle estreme conseguenze la loro politica di terrorismo antipopolare, d’altra parte però, nel chiuso delle prigioni, impiegano i mezzi più barbari per liquidare, terrorizzare, piegare gli avversari politici.

Il loro comportamento assomiglia a quello dello zar russo Nicola I il cui ordine di punire uno studente polacco che aveva assalito e ferito leggermente un suo professore, viene così descritto nel romanzo Hadzi Murat da Alessio Tolstoj…

“Egli (lo zar) prese il rapporto e con la sua larga calligrafia scrisse a margine, con tre errori d’ortografia:
– La merita, ma, grazie a Dio, noi non abbiamo la pena capitale, e non è da me introdurla. Fatelo passare dodici volte di corsa tra due file di mille uomini con lo staffile. Nicola.
– Firmò, aggiungendo il suo svolazzo artificiosamente grande. Nicola sapeva che dodicimila staffilate con lo staffile d’ordinanza erano non soltanto la morte certa accompagnata alla tortura, ma anche una crudeltà superflua, perché cinquemila staffilate erano sufficienti a uccidere anche l’uomo più robusto. Ma a lui piaceva essere spietatamente crudele, e gli piaceva anche credere che in Russia abbiamo abolito la pena capitale”.

Come lo zar Nicola I, i colonnelli di Atene curano le pubbliche relazioni, certi come sono di trovare sempre un Servan-Schreiber disposto a offrire loro una copertura.
Ma in realtà il loro regime ricorre normalmente ai mezzi più barbari, dall’assassinio alla tortura per spezzare la resistenza degli antifascisti, dei democratici, degli oppositori politici.
Da più parti si sono alzate voci di protesta contro il regime di terrore instaurato in Grecia.
Da più parti si sono avute documentate denunce del trattamento riservato agli avversari dei colonnelli, o anche solo a quelli che sono semplicemente sospettati di essere tali.
Un’ulteriore testimonianza venne presentata in Italia da James Becket, “Tortura in Grecia. Racconti testimonianze e documenti”, con prefazione di Giorgio Bocca, testimonianza tanto più degna di attenzione in quanto come sottolinea Giorgio Bocca nella sua introduzione, dove dice che il primo destinatario di questo libro è stato il grande, eterogeneo pubblico americano… ed è destinata al grande pubblico americano anche la documentazione che segue le testimonianze, in un accorto dosaggio tra duri e dettagliati atti d’accusa come la relazione di Amnesty International e le incerte, ipocrite corrispondenze fra ambasciata americana ad Atene e Dipartimento di Stato…, fra la inequivocabile lista dei campi di tortura, dei carnefici, delle vittime e le ambigue, pragmatiche dichiarazioni della Croce Rossa Internazionale che vede e non vede, capisce e non capisce, con il sottinteso che è costretta a una tale prudenza per poter continuare la sua opera nella Grecia dei colonnelli.

Tuttavia, a parte precauzioni metodologiche e un appena accennato doppio gioco nazionalistico (ci sono americani buoni e americani cattivi, americani che sanno e altri, innocenti, che ignorano) questo libro bianco sulle torture in Grecia giunge utile conferma non solo delle spaventose realtà che documenta ma ancor più delle altre e più orrende, cui allude: la storia dei dieci borghesi progressisti seviziati dai poliziotti di Papadopoulos sta per la storia dei cento, dei mille operai, contadini, piccoli artigiani che hanno pagato e che stanno pagando per la loro opposizione di classe alla dittatura fascista.

Al di là dei limiti che si sono detti la documentazione raccolta in questo libro parla con il duro linguaggio dei fatti.
Becket non si è limitato a raccogliere le testimonianze dei torturati ma ha approfondito la sua inchiesta raccogliendo una massa importante di materiale che ha poi raccolto nelle appendici.

Il quadro che emerge da questo libro è impressionante.
La tortura è il principale strumento che il regime dei colonnelli impiega contro i propri avversari o presunti tali.
La documentazione raccolta è tale da non lasciare adito a dubbi sulla situazione greca, che va dal 1967 al 1974.
Eppure la Grecia ha continuato tranquillamente a godere dell’appoggio dei paesi capitalistici, e ha continuato a far parte integrante della NATO e mantenere così eccellenti rapporti con gli Stati Uniti d’America.
Evidentemente quando il presidente Nixon denunciava l’anarchia dilagante nel mondo, pensava con particolare benevolenza all’ordine perfetto che regnava in Grecia, l’ordine dei campi di concentramento, della repressione di massa, della tortura, l’ordine “cristiano-occidentale” dei colonnelli.

* * * 

Si pensa che sia finita… e invece c’è sempre un piccolo colonnello di turno…..

 

* * *