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PIERRE E JEAN – Guy de Maupassant

PIERRE E JEAN

Guy de Maupassant

Recensione

Pierre e Jean, romanzo pubblicato nel 1888, con una prefazione in cui Maupassant dichiara di voler con questa sua opera fare un primo “romanzo naturalista”.
Fedele al suo proposito, non esitò a scegliere un argomento piuttosto scabroso, il problema della illegittimità.
Pierre e Jean sono due fratelli, ma il minore di essi, Jean, non ha avuto per padre il Signor Roland, il padre di Pierre.
Il romanzo è la storia della lenta scoperta da parte di Pierre di questa verità terribile: alla fine egli non potrà più resistere nel chiuso ambiente familiare con il suo segreto che gli preme alle labbra e soprattutto alla coscienza, e accetterà di imbarcarsi , come medico su di un vapore che parte per un gran viaggio nei mari lontani.
Le pagine del romanzo, vibrano tutte di questa contenuta e pur straziante tristezza del protagonista, che ha avuto la sua vita distrutta dalla rivelazione della colpa della madre, e che è in definitiva il solo sacrificato, pur non essendo il vero colpevole: poiché suo fratello, rimasto presso la famiglia, penserà presto a sposarsi, e la vita con la sua logica inesorabile stenderà un velo di oblio su colui che è lontano….

Nelle ultime pagine, tutta la famiglia è riunita nella piccola cabina di Pierre, a bordo della nave su cui egli ha preso imbarco, per un ultimo saluto.
L’imbarazzo sembra essere la nota dominante di questo ultimo incontro: le cose profonde non si dicono, i sentimenti veri non vengono espressi, resta solo posto per le banalità quotidiane, le frasi fatte, i sentimenti di circostanza.
E tutti, nel segreto del loro cuore, affrettano l’ora della partenza: chi parte, per poter nuovamente assaporare il proprio cupo ma virile dolore, il senso amaro ed esaltante della propria solitudine, e chi resta, per poter tornare in pace alle occupazioni di sempre, con le quali si uccide la lenta noia del vivere….


Guy di Maupassant, nato in Normandia nella Francia del Nord, sulle coste della Manica nel 1850, è uno degli esponenti della scuola letteraria nota sotto il nome di “naturalista”.
I naturalisti si opposero al romanticismo, reclamando una maggiore verità nell’osservazione dei fatti, e delle opere letterarie meno ricche di poesia e più ricche di verità.
Questo loro desiderio di riprodurre la verità semplice e cruda della vita li portò spesso ad essere pessimisti; ed il pessimismo è una delle caratteristiche più evidenti che presenti l’opera di Maupassant.

Ebbe una vita scialba e senza grandi avventure fino al momento in cui divenne celebre: soldato durante la guerra franco-prussiana del 1870, venne a Parigi dopo la smobilitazione e fu per qualche anno impiegato nel Ministero della Marina e in seguito al Ministero della Pubblica Istruzione.
Cominciò ben presto a soffrire del male terribile che doveva condurlo a morte, pazzo, a soli 43 anni di età, nel 1893.

L’interesse che suscita in me l’arte di Maupassant non è solamente di ordine storico – come ho già detto, egli ha molto contribuito a introdurre nella letteratura europea una nuova formula, che rappresenta un superamento del romanticismo…, Maupassant è un grande conoscitore del cuore umano, ed i suoi romanzi e le sue novelle illuminano con un ardire ed una crudezza di toni sconosciuti prima di lui i meandri più segreti del nostro spirito.
Soffrendo egli stesso di allucinazioni, ha saputo ritrarre con una penetrazione grandissima gli stati morbosi o paranormali in cui spesso si dibattono i malati, gli ossessionati o gli stessi sani di mente…,e ci ha dato inoltre, accanto ad essi, tutta una galleria di tipi e di personaggi curiosissimi, compresi e studiati con grande acume psicologico.

Un profondo, radicale pessimismo, unifica e confonde in sé i vari aspetti della sua creazione artistica: questo suo disperare senza scampo dell’uomo e della natura umana gli veniva forse in parte dalle sue precarie condizioni di salute psichica, ma rappresenta tuttavia la sua conquista più importante, come uomo e come artista.
Poiché vi è una segreta grandezza in questo suo vivere senza sperare più, in questo suo guardare con lucidità e senza indulgenze ai moventi e ai movimenti nascosti dell’animo: in questo suo accettare che il destino umano sia il soffrire, senza più protestare contro la potenza misteriosa che così ha voluto.

Voto

5/5

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