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SULLA ROTTA DEL RITORNO (On the return route) – James Cook

 

SULLA ROTTA DEL RITORNO

JAMES COOK 

“Giacché stavo per abbandonare la costa orientale della Nuova Olanda che avevo disegnato dal 30° di latitudine fino al luogo dove mi trovavo e che ritengo nessun europeo abbia visitato prima di me, alzai ancora una volta la bandiera inglese, e presi possesso in nome di Sua Maestà, Giorgio III dell’intera costa già, chiamata Nuova Olanda”…,  scrisse Cook. E si accinse all’ultima fatica: riportare la sua nave in Inghilterra.
Fu questa la parte del viaggio più triste e dura: una sosta della nave inglese a Batavia fu deleteria per gli uomini di Cook, affaticati e indeboliti dalla lunghissima avventura attraverso due oceani.
La malaria ed altre febbri tropicali fecero una strage spietata: il chirurgo di bordo Monkhouse fu il primo a morire, e dopo ai lui il bravo polinesiano Tupia, che non potè così giungere sino in Europa ed esaudire il suo grande sogno.
Il dottor Banks e Solander, gravissimi, dovettero essere ricoverati a terra assieme al pittore Parkinson, all’astronomo Green, al capo veliere, al cuoco, tre falegnami e nove marinai: costoro morirono tutti, mentre miracolosamente Banks e Solander, superata la crisi più grave, riuscirono a cavarsela.
Appena Cook li considerò fuori pericolo fece alzare le vele e lasciò Batavia dove questa serie di disgrazie, e una serie di necessarie riparazioni allo scafo della nave, lo avevano costretto all’ancora dal 9 ottobre 1769 al 27 dicembre. La prua dell’Endeavour puntò al Capo di Buona Speranza, dove la nave inglese gettò le ancore il 15 marzo 1771; il 1° maggio continuando il suo lento viaggio di ritorno morì il tenente Hichs, l’uomo che per primo aveva avvistato la costa dell’Australia dalla coffa della nave di Cook.
Intanto era stato tagliato il meridiano di Greenwich e così la spedizione aveva portato a termine la circumnavigazione terrestre da oriente a occidente.
Era l’11 giugno 1771 quando l’Endeavour – a quasi due anni di distanza dalla sua partenza – gettò le ancore in un approdo della costa inglese.
Il grande viaggio era compiuto: oltre alla raccolta di preziose e inedite notizie sulla vita delle popolazioni dei Mari del Sud, al compimento della missione astronomica relativa al passaggio del pianeta Venere e alla raccolta di preziose collezioni botaniche e biologiche (e di oggetti d’ogni specie raccolti presso le popolazioni visitate e che sono oggi tra i pezzi più rari dei più importanti musei etnografici del mondo), Cook aveva conseguito anche importanti risultati sul piano strettamente geografico.
Nessuna traccia del Continente Australe, ma tante altre importantissime notizie: carte esatte dell’arcipelago di Tahiti e dello Isole della Società, oltre che una completa mappa delle coste neozelandesi. Ed erano state scoperte le Isole Australi, la doppia insularità della Nuova Zelanda e con la scoperta dello stretto tra la Nuova Guinea e l’Australia si era ottenuta la prova dell’insularità delta Nuova Guinea; studi e mappe erano stati redatti sulla costa orientale australiana, le sue baie e i suoi reef di corallo. Furono, tra l’altro, alcune osservazioni di Cook sulla natura e il clima della zona temperata dell’Australia, a convincere il governo inglese a iniziare la colonizzazione del Nuovo Continente.
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