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LA CASA ELETTRICA – THE ELECTRIC HOUSE – Buster Keaton

LA CASA ELETTRICA

Titolo originale – The Electric House
Genere – Commedia
Regia – Buster Keaton, Eddie Cline
Produttore – Joseph M. Schenck
Fotografia – Elgin Lessley
Paese di produzione – USA
Anno 1922
Durata 22 minuti
Dati tecnici – Bianco/Nero
Film muto
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Interpreti e personaggi
Buster Keaton: “Buster”
Joe Roberts: proprietario della casa
Virginia Fox: ragazza
Joe Keaton
Louise Keaton

Myra Keaton

Le prime riprese di LA CASA ELETTRICA (THE ELECTRIC HOUSE) risalgono all’inizio dell’anno precedente e vengono interrotte a causa dell’incidente a Keaton. Ma l’idea del film è troppo keatoniana perché egli possa rinunciarvi e in effetti ne nasce una delle sue opere migliori, tra le più compatte, coerenti e conseguenti del periodo.
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TRAMA – A una scuola per corrispondenza Buster Keaton ottiene un diploma da botanico, ma al momento della cerimonia gli viene consegnato un diploma di elettricista. Niente di male, la sua adattabilità è infinita: da questo momento egli è un elettricista.
Come tale viene assunto per progettare una casa ultramoderna, piena di marchingegni elettrici come una scala mobile, un biliardo da cui le bocce escono automaticamente, una libreria che estrae da sola il libro richiesto e lo porge al lettore e via dicendo.
Grazie alla consultazione di un manuale, egli riesce in effetti a progettare e a far funzionare tutto come si deve, fino a quando il vero elettricista, per vendicarsi, scambia i fili della centralina. Lentamente e progressivamente I’impianto impazzisce e la casa precipita verso la distruzione. Alla fine, disperato, Buster Keaton tenta il suicidio, ma riesce solo a essere rigettato all’esterno.
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COMMENTO – Anche in questo caso il film è diviso in due parti, ma la simmetria è perfetta, come in One Week (Una settimana) alla costruzione della prima si oppone la distruzione della seconda; ogni meccanismo montato da Keaton viene accuratamente smontato; ogni funzione inventata, in modi tutt’altro che maldestri, viene capovolta.
Direi che qui non si tratta tanto di una rivolta degli oggetti, quanto dell’inevitabile conseguenza di un lavoro fatto nel segno dell’incompetenza: ma in realtà la questione è più complessa, perché non è affatto in gioco I’incompetenza del protagonista, peraltro del tutto giustificabile, ma l’inutilità della sua improvvisata e geniale competenza e quindi un’ostilità generalizzata, una naturale indisponibilità del mondo ad essere governato, anche se da un punto di vista narrativo interviene l’espediente del rivale che inverte i fili. Nessuno sforzo, nessuna intuizione del protagonista serve: la logica del mondo in cui egli si trova ad agire è comunque un’altra.
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