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LO SPAVENTAPASSERI (The Scarecrow) – Buster Keaton

    

LO SPAVENTAPASSERI 

Titolo originale –  The Scarecrow
Regia – Edward F. Cline, Buster Keaton
Produttore – Joseph M. Schenck
Scritto da Edward F. Cline e Buster Keaton
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Interpreti

Buster Keaton
Sybil Seely
Joe Keaton
Joe Roberts
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Cinematografia – Elgin Lessley
Distributore – Metro Pictures
Data di uscita – 22 dicembre 1920
Tempo di esecuzione – 19 minuti
Paese – Stati Uniti
Linguaggio – Muto
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TRAMA – Roberts e Keaton, due braccianti agricoli e scapoli, vivono insieme nella stessa casa arredata con il minimo indispensabile ma piena di tali marchingegni che rendono loro la vita comoda. Entrambi sono innamorati della stessa ragazza ma il padre di lei non li vede di buon occhio. Keaton vestito da spaventapasseri è causa di guai per il suo rivale in amore sia per il padre di lei.
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The Scarecrow si oppone allo spiazzamento drammatico di “One Week” e “Convict 13”, ma la sua struttura spaccata in due parti nettamente distinte tradisce l’impressione di una improvvisazione progressiva.
Questi due scapoli hanno trasformato l’unica stanza in cui vivono in un appartamento dotato di ogni comfort, grazie a una serie di accorgimenti che fanno scomparire e riapparire, a richiesta, mobili sempre diversi.
Entrambi sono innamorati della stessa ragazza.
Il padre di questa dà un dolce drogato al proprio cane e questi assale Buster Keaton, che fugge, inseguito dal padre e dal rivale.
Si nasconde persino negli abiti di uno spaventapasseri e nel finale, su una motocicletta, trascina con sé prima la ragazza, poi un prete che li sposerà.
La prima parte (tutta girata in interni, così come la seconda è in esterni), è all’insegna di uno dei temi più cari a Keaton, quello degli “interni meccanizzati”, in cui gli oggetti si scambiano continuamente funzione: un grammofono diventa una stufa a gas, un frigorifero fa da biblioteca, un divano da vasca da bagno, un pianoforte da letto, e via dicendo.
Questo microcosmo improntato a un’estrema economia, in cui corde, tiranti e marchingegni vari permettono di cambiare continuamente scena, prefigura tutto l’universo keatoniano, in cui la legge del minimo sforzo e l’asservimento della macchina all’intelligenza umana definiscono una chiara concezione della vita, una sorta di anticipazione di “The Navigator”, insomma.
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