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ANDREA VERROCCHIO (Michele di Francesco di Cione) (Vita e opere)

Monumento di Bartolomeo Colleoni a Venezia

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Andrea di Michele di Francesco di Cione, detto il Verrocchio (1435-1491) da giovinetto fa l’orefice nella bottega di Giuliano Verrocchio, e poi diviene scolaro di Donatello, del quale termina il lavabo nella sagrestia di San Lorenzo.

Alla morte del maestro, viene in favore dei Medici e comincia il gruppo di Cristo e San Tommaso (Firenze, Orsanmichele), compiuto tardi, nel 1433.

I due personaggi, vivamente uniti nell’azione, sono disposti su piani diversi…, l’apostolo incredulo, che gira il bel capo giovanile in direzione opposta alla gamba destra, il cui piede sfiora il gradino del tabernacolo, guarda commosso la piaga sul costato di Gesù, il quale lo esorta con la mano e con sospirosa malinconia preleornardesca.

I panni manosi si affaldano con complicata ampiezza, e le mani tese commentano nervosamente le parole.

Dopo aver costruita la tomba di Cosimo… “una cassa di porfido, retta da quattro cantonate di bronzo, con girali di foglie molto ben lavorate e finite con diligenza grandissima” e posta nell’apertura d’una finestra (sotterranei di S. Lorenzo), Andrea modella e fonde in bronzo il David (Firenze, Museo Nazionale).

Il profilo tagliente del giovane dalla folta capigliatura ricciuta si accorda con la nervosa magrezza del nudo…, la mano destra impugna la spada ritirandola obliqua, e la sinistra si appoggia al fianco.

Poco prima del 1470, fu modellato il fatticcio e vivace “Genietto con il delfino” (Firenze, Palazzo Vecchio), destinato ad una fontana della villa di Careggi…, ad esso seguirono gli espressivi bassorilievi del sepolcro di Francesca Tornabuoni (Firenze, Museo Nazionale), le due Madonne – l’una di terracotta e l’altra di marmo -, diverse di fattura e di ispirazione, della medesima collezione, che possiede anche il “Busto di gentildonna”, raccolto ne’ tratti e nel pensiero.

Nel 1479, Venezia commise al Verrocchio il “Monumento di Bartolomeo Colleoni”, il capolavoro gettato da Alessandro Leopardi, che poteva contrastare il primato a Donatello.

Il condottiero, dai lineamenti irregolari, dallo sguardo grifagno, si pianta rigido sulle staffe, mentre il cavallo procede, e dà l’impressione di trainare un peso.

Tutto vibra, si tende nello sforzo, ma le bardature di parata non corrispondono all’attitudine aggressiva del cavaliere che vuol rendere vana un’insidia.
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BATTESIMO DI CRISTO – Verrocchio e Leonardo