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LA CLEMENZA DI TITO (Clemency of Titus) Pietro Metastasio

LA CLEMENZA DI TITO

(Clemency of Titus)
Pietro Metastasio

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Pietro Metastasio, pseudonimo di Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi
(Roma, 3 gennaio 1698 – Vienna, 12 aprile 1782)
Poeta, librettista, drammaturgo e presbitero italiano.
È considerato il riformatore del melodramma italiano.

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LA CLEMENZA DI TITO

Dramma per musica in versi in tre atti di Pietro Metastasio.
Scritto nel 1734, venne rappresentato al Hoftheater di Vienna il 4 novembre 1734 con musiche di Antonio Caldara.
Fu musicato successivamente da una quarantina di compositori.

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PERSONAGGI

Tito Vespasiano, imperatore di Roma
Vitellia, figlia dell’imperatore Vitellio
Servilia, sorella di Sesto, amante di Annio
Sesto, amico di Tito, amante di Vitellia
Annio, amico di Sesto, amante di Servilia
Publio, prefetto del pretorio

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Il dramma fu rappresentato in occasione dell’onomastico dell’imperatore Carlo VI; Metastasio, poeta cesareo a Vienna fin dal 1730, intendeva esaltare con questo dramma didascalico a lieto fine l’imperatore absburgico paragonandolo a Tito, imperatore romano “clemente” perché disposto sempre a perdonare coloro che congiuravano contro di lui.

Nonostante il successo, questo dramma è considerato fra i meno felici del Metastasio. Si dice che la comicità involontaria delle situazioni e il capriccio dei sentimenti superano in quest’opera la virtuosità metrica del poeta.

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L’azione si svolge a Roma, nell’appartamento di Vitellia, figlia dell’ex imperatore Vitellio, con vista sul Tevere.
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ATTO I

Vitellia, figlia del deposto e ucciso imperatore Vitellio, medita vendetta nei confronti dell’usurpatore da lei amato, Tito Flavio Vespasiano, con l’aiuto di Sesto, innamorato di lei, ma leale al principe. Vitellia è assai volubile: chiede a Sesto di dimostrarle amore uccidendo Tito perché gelosa di Berenice, principessa ebrea giunta al seguito di Tito; sospende l’ordine quando Berenice riparte, gettando Sesto nello scoramento.
Sesto concede all’amico Annio la mano della sorella Servilia. Tito, però, congedati i senatori, annuncia a Sesto di voler impalmare Servilia, prospettandogli una luminosa cariera. Egli incarica Annio di comunicare a Servilia la decisione imperiale.
Servilia, davanti a Tito, confessa il legame con Annio. Tito, generosamente, apprezza la sincerità di Servilia e promette di unirli in matimonio.
Vitellia è furibonda alla notizia del favore di Tito verso Servilia e spinge Sesto a dar fuoco al Campidoglio e a uccidere Tito: infine, si placa all’annuncio che sarà lei l’imperarice.

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ATTO II

Sesto si avvia a uccidere Tito, ma non ne ha il coraggio e spera di poter fermare i corigiurati. Ormai è troppo tardi: le fiamme divampano nella residenza imperiale, scatenando la più totale confusione; si diffonde la notizia che Tito sia ferito a morte, vittima di una congiura.
Vitellia, commossa per il defunto, respinge Sesto in quanto colpevole e rifiuta ogni responsabilità nell’accaduto. Tito in realtà è salvo, perché Sesto, nel caos provocato dal panico, ha colpito Lentulo. Questi, sopravvissuto, denuncia Sesto, che viene cosi arrestato insieme ad Annio e condotto in Senato.

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ATTO III

Sesto è giudicato autore della trama criminale e viene condannato a morte insieme ai suoi complici. Tito, al momento di firmare la condanna, è tormentato: da un lato Sesto si merita la morte per I’ingratitudine; dall’altro, egli non è sicuro che la verità sia venuta a galla completamente.
Sesto non ha il coraggio di rivelargli la vera molla che l’ha spinto al delitto. Allora Tito si adira e decide di far eseguire la condanna decretata dal Senato. Tito, però, rimasto solo, medita sulla caratteristica del suo governo, ispirato, fino a quel momento, alla piena clemenza.
Dopo aver firmato la condanna a morte, lacera il foglio, per non venir meno all’amicizia per Sesto e non mutare una condotta che gli ha guadagnato il favore dei sudditi.
Sesto sta per essere gettato in pasto alle fiere nell’anfiteatro; Vitellia, contrita, s’inginocchia ai piedi di Tito, confessando d’essere lei l’ispiratice della congiura.
L’imperatore ordina che vengano rilasciati tutti i congiurati, ma decide di non sposarsi, poiché le cure dello Stato lo assorbono completamente. Perciò dà la mano di Vitellia a Sesto e quella di Servilia ad Annio..

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