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UNA PARTITA A SCACCHI (A game of chess) – Giuseppe Giacosa

 
   

UNA PARTITA A SCACCHI

Leggenda drammatica in un atto
Autore – Giuseppe Giacosa
Lingua originale – Italiano
Prima assoluta – 30 aprile 1873
Napoli, Accademia Filarmonica
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Personaggi
Renato
Jolanda
Oliviero conte di Fombrone
Fernando paggio
Un valletto
Servi
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Una partita a scacchi è un’opera di ispirazione romantica (1873).
È una fiaba teatrale in versi. In essa si raccontano le vicende del paggio Fernando che, accompagnando il suo signore Conte Oliviero di Fombrone in visita al castello dove vive il Conte Renato di Challant con la figlia Jolanda, vanta la sua bravura al gioco degli scacchi.
La sua immodestia è giudicata inopportuna dal Conte Renato che, piccato, lo invita a provare la sua bravura in una partita con la figlia.
Jolanda è abilissima nel gioco, e Fernando perderebbe se la fanciulla non si innamorasse di lui durante la partita. Ella perciò lo farà vincere e sarà sua come premio per la vittoria.

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Le opere di Giacosa, che trattano in gran parte con la vita in Piemonte e in Lombardia e riflettono gli atteggiamenti borghesi del suo tempo, si distinguono per la loro semplicità e perspicacia.

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UNA VITA SERENA

  

Giuseppe Giacosa (Colleretto Parella, 21 ottobre 1847 – Colleretto Parella, 1º settembre 1906) è stato un drammaturgo, scrittore e librettista italiano.

Quando nel 1872, a venticinque anni, il giovane Giuseppe Giacosa abbandonò lo studio di avvocato del padre per dedicarsi interamente al teatro, la sua solida famiglia borghese arricciò il naso. Erano tempi, quelli, in cui il mondo del teatro era visto come un ambiente sospetto, di gente stramba e sregolata. E il fatto che un giovanotto serio e ben educato volesse tuffarvisi lasciò tutti perplessi. Però, il ragazzo dava affidamento: aveva già ottenuto qualche successo teatrale e la sua natura generosa e attiva gli avrebbe permesso di tenere la testa sulle spalle anche in quell’ambiente. E il giovanotto ebbe il via.

Lasciò il paesetto in provincia di Torino in cui era nato nel 1847, e per anni viaggiò in Italia e all’estero, senza una meta precisa, senza riuscire a vedere chiaro in se stesso. Ma nel 1888 si stabilì in quella città operosa e intraprendente che era già allora Milano.
La ricca e attiva borghesia milanese ispirò al Giacosa le sue due migliori commedie… “Tristi amori” e “Come le foglie”, che furono rappresentate la prima nel 1890 e la seconda nel 1900, con enorme successo. Ma egli rimase un uomo tranquillo e schivo. Appena le sue occupazioni, che erano molte e varie (giornalista, insegnante, direttore di riviste), glielo permettevano, tornava nel paese natale e soprattutto nel suo castello di Issogne, nella valle d’Aosta. Ebbe una famigliola che lo circondò di tenero affetto, e solo in mezzo ai suoi cari trovava la pace necessaria per scrivere le umane e patetiche opere che lo resero famoso.
Morì nel 1906, a soli 59 anni. Una vita breve, ma intensa e non infelice. Scrisse decine di commedie, racconti, libretti d’opera; diresse la rivista “Letteratura”…, collaborò a riviste e giornali. Ebbe una vita piena e serena, con poche amarezze, molti successi e soddisfazioni.
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