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INNO DELL’ALBERO – L’inno della Libertà


INNO ALL’ALBERO

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Or che innalzato è l’albero
s’abbassino i tiranni,
da suoi superbi scanni
scenda la nobiltà.
 
Un dolce amor di patria
s’accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
– Viva la libertà –
 
L’indegno aristocratico
non osi alzar la testa;
se l’alza, allor la festa
tragica si farà.
 
Un dolce amor di patria,
s’accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
– Viva la libertà –
Già reso uguale e libero,
ma suddito alla legge,
è il popolo che regge,
sovrano ei sol sarà.
 
Un dolce amor di patria,
s’accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
– Viva la libertà –
Giuri ìmplacabil odio
ai feudi, alle corone
e sempre la nazione
libera resterà.
 
Un dolce amor di patria,
s’accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
– Viva la libertà –
Sul torbido Danubio
penda l’austriaca spada,
nell’itala contrada
mai più lampeggerà.
 
Un dolce amor di patria,
s’accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
– Viva la libertà –
 .

 . 

Sconosciuto è l’autore del testo e della musica di questo che è senz’altro il più conosciuto dei canti giacobini italiani (1795-99). Certamente borghese per linguaggio e contenuti, l’inno piacque a Mazzini, che lo cantava volentieri accompagnandosi con la chitarra; la melodia, ampia e orecchiabile, è legata alla tradizione del melodramma italiano.
L’albero era il simbolo della libertà; l’uso di piantare pali nelle piazze delle città e dei paesi liberati deriva dalla Rivoluzione francese e si protrasse a lungo; alberi della libertà apparvero ancora nel 1848-49 e, ad Alfonsine in Romagna, nel corso della “settimana rossa”.
Una curiosità: poco dopo il 1848 fu scritta una pasquinata di ispirazione qualunquistica, pubblicata nel volume di P. Romano – “Pasquino e la satira in Roma” – Ferri, Roma 1932.
La riporto qui di seguito:
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Repubblica, repubblica! 
andavano vociando 
nel quarantotto i popoli 
certi pali per alberi piantando. 
Io mestamente chiesi: cari amici, 
oh, che piantate, se non han radici? 
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 Il testo e la musica, già pubblicati dal D’Ancona nel secolo scorso, sono riportati in R. Leydi – Canti sociali italiani. Ce n’è un’edizione discografica, nell’esecuzione di Giuliano Ferrein accompagnato da Giancarlo Chiaramello (Canti di protesta del popolo italiano).
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