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MIRACOLI DI SANT’ANTONIO (Padova, Scuola del Santo)- Tiziano Vecellio

Miracolo del marito geloso o Il miracolo della donna ferita (1511)
Tiziano Vecellio (1488-1576)
Padova, Scuola del Santo
Affresco cm 327 x 183

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Tiziano nacque a Pieve di Cadore. Il maestro, compiacendosi del ruolo di “grande vecchio” della pittura veneta, ha tratto in inganno i contemporanei, dichiarando un`età molto superiore a quella reale.
Pieve di Cadore è una importante cittadina nelle Dolomiti. L’economia si basa sul commercio del legname, e lo stesso Tiziano investirà buona parte dei propri averi nelle segherie e nel trasporto delle assi destinate all’Arsenale di Venezia. La famiglia Vecellio è nota e stimata: generazioni di notai, di avvocati, di scrupolosi amministratori della cosa pubblica. Tiziano, secondogenito di Gregorio Vecellio, acquisisce certamente questa mentalità di professionista, e, fin da ragazzo, la applica in modo originale all’attività della propria bottega di pittore.
Dotato di un certo talento naturale, a nove anni il piccolo Vecellio lascia Pieve di Cadore per Venezia, insieme al fratello Francesco (suo futuro collaboratore).
Durante il primo decennio del Cinquecento, in un momento di fondamentali cambiamenti per l’arte veneta, Tiziano compie le tappe di un apprendistato completo e progressivo: dapprima presso il mosaicista Sebastiano Zuccato, poi con Gentile Bellini e infine con Giovanni Bellini. Dal primo maestro l’adolescente cadorino apprende il senso del colore come materia: nella bottega dello Zuccato, impegnato nella interminabile impresa della decorazione di San Marco, Tiziano può toccare le tessere colorate, sentirne la consistenza. Poi, da Gentile Bellini, recepisce una certa attitudine al ritratto (per quanto Gentile applichi in questo campo schemi ancora tardogotici, con le figure messe di profilo e rigidamente segnate dal tratto di contorno), e soprattutto la capacità di pensare in grande. Il Bellini è autore di vasti “teleri” narrativi, come l’immensa Predica di San Marco in Alessandria, oggi nella Pinacoteca di Brera a Milano, terminata da Giovanni Bellini alla morte del fratello.
Passando a sua volta presso Giovanni, Tiziano completa la sua formazione con la nozione più significativa: il  “tonalismo”. È la grande conquista della pittura veneta alle soglie del Cinquecento, merito precipuo di Giovanni Bellini, e ben presto sviluppata da Giorgione e dallo stesso Tiziano: in sostanza, per ottenere effetti di luce naturale sul paesaggio e tra le figure, i pittori veneti del Rinascimento abbandonano progressivamente l’uso del disegno, per stendere direttamente i colori sul quadro, con sottili passaggi di tono tra ombre e luci.
La sintesi di queste esperienze è nel primo dipinto importante del giovane Tiziano, la Pala di San Pietro (Anversa, Museo Reale di Belle Arti), commissionata da Jacopo Pesaro. In questo dipinto si possono anche riconoscere i primi segni del rapporto con Giorgione, che diventa un’effettiva collaborazione nel 1508. Tiziano affianca il giovane ma già affermato pittore nella vasta impresa di decorare con affreschi le facciate del Fondaco dei Tedeschi, un grande edificio ai piedi del Ponte di Rialto, ricostruito dopo un rovinoso incendio. Giorgione, responsabile dell`intero complesso, esegue la facciata principale, rivolta verso il Canal Grande, e lascia a Tiziano il lato che guarda le Mercerie. I pochissimi frammenti superstiti, conservati nella Galleria Franchetti alla Cà d’Oro, lasciano intendere quale profonda differenza caratterizzi i due artisti: la Nuda di Giorgione asseconda con quieta dolcezza la nicchia ombrosa che l’accoglie, mentre la Giustizia di Tiziano è un’immagine dinamica, in pieno e ampio movimento, libera da costrizioni architettoniche.
Tiziano s’immedesima nel mondo poetico di Giorgione, entra in contatto con i suoi stessi committenti, adegua il proprio stile al punto da lasciare interdetti i contemporanei: eppure, è già dotato di un temperamento personale. Comincia ad avere un pubblico e un nome, e così risente solo marginalmente della dura crisi economica e politica che subisce la Serenissima, uscita molto indebolita dalla disfatta militare di Agnadello contro le truppe alleate della Lega Santa.

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Miracolo del piede risanato (1511)
Tiziano Vecellio (1488-1576)
Padova, Scuola del Santo
Affresco, cm 340 x 207

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Tra il 1508 e il 1510, il rapporto inscindibile Giorgione-Tiziano produce opere come il Concerto campestre del Louvre, il Cristo Portacroce della Scuola Grande di San Rocco a Venezia o la Venere dormiente di Dresda. Inoltre, il Vecellio s’impadronisce della tecnica del ritratto giorgionesco, con figure a mezzo busto, viste di tre quarti, dipinte con pennellate minute, pazienti, attente a rendere con preziosa finezza ogni dettaglio dei lineamenti e dell’abbigliamento.
Ne è ottimo esempio il cosiddetto “Ariosto” della National Gallery di Londra, la cui identificazione con il grande poeta è stata smentita, anche se, nei contatti con la corte di Ferrara, Tiziano avrà modo di conoscere personalmente l’autore dell’Orlando Furioso.

L’epidemia di peste che falcia Giorgione alla fine del 1510 offre a Tiziano l’opportunità di diventare il nuovo punto di riferimento del mondo artistico veneziano: Giovanni Bellini, pittore ufficiale della Repubblica, è ormai ultraottantenne, Vittore Carpaccio è entrato in una parabola discendente, Lorenzo Lotto ha lasciato il Veneto per le Marche e per Roma. Il vero avversario può essere un altro artista uscito dalla cerchia giorgionesca, Sebastiano Luciani (che più tardi assumerà il soprannome di Sebastiano “del Piombo”), ma Tiziano dimostra di avere l’energia e l’aggressività necessaria per sbaragliare il campo.

A Padova, durante l’aprile del 1511, affresca tre Storie di Sant’Antonio nella Scuola del Santo: l’audace forza compositiva e l’uso del colore giorgionesco non per scene sottilmente malinconiche, ma con pienezza di resa drammatica, convincono Sebastiano che in patria troverà un insuperabile avversario nell’ex compagno di studi presso Giorgione.

Il gruppo di tre affreschi con miracoli di Sant’Antonio è la prima importante commissione ricevuta direttamente da Tiziano, poco più che ventenne, rifugiato a Padova per sfuggire alla peste. Rispetto a Giorgione, Tiziano mostra subito la ricerca di un’azione dinamica, affidata a figure monumentali e a colori vivacissimi.

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Miracolo del neonato (1511)
Tiziano Vecellio (1488-1576)
Padova, Scuola del Santo
Affresco cm 340 x 355

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