MASOLINO DA PANICALE

Banchetto di Erode (1435)
Masolino da Panicale (1383-1447)
Collegiata di Castiglione Olona, Varese 

MASOLINO DA PANICALE

Di Tommaso di Cristoforo Fini, noto come Masolino da Panicale (Panicale, 1383 – Firenze, 1447), abbiamo la prima notizia nel 1418, e l’ultima dodici anni appresso; egli, peraltro, è sopravvissuto alla seconda data. L’Assunzione della Vergine (Napoli, Museo Nazionale) non utilizza più ricordi gotici nella sana fermezza realistica dove è modellata la Madonna, ma nella mandorla, frecciante di serafini e canora di altri ordini angelici, il giovane non si sottrae al gusto che domina ancora. La Fondazione di Santa Maria Maggiore del medesimo museo dà a papa Liberio i tratti di Martino V (1417-31); il pontefice disegna sulla neve la pianta della chiesa, mentre in un’aureola appare la Vergine con il Cristo; il quadro certifica, dunque, il primo soggiorno a Roma di Masolino. Il quale affresca nella Collegiata e nel Battistero di Castiglione d’Olona (Battesimo di Gesù, Banchetto d’Erode ecc.) con iridi di colori puri e con un goticismo calligrafico in cui si alimenta lo spirito del novatore. I fatti di Santa Caterina (Roma, San Clemente), assai guasti, comprovano il vigoroso tentativo d’introdurre nella vita reale le astrazioni della leggenda. I dottori della Disputa sono variati con profondità fisonomica, e la Decollazione riunisce l’impeto dinamico dello sgherro con il candore della martire, la quale si piega come un giglio nell’uragano. La pienezza costruttiva e la facilità episodica della Crocifissione, disposta sopra uno sfondo di monti lontani, che innalza le tre croci nell’aria libera, è un frutto precoce del nuovo stile, onde si ravvisano i molteplici andamenti in Santa Caterina e l’imperatore idolatra e in Santa Caterina e l’imperatrice, meglio che nel forzato Martirio, dove mette conto di considerare lo sforzo del sicario, che preme invano sul manubrio della ruota, e lo smarrimento del vecchio che gli sta dietro. Qua e là sembra che i gesti della scultura fiorentina si associno alle dirette consultazioni del vero; ma dove il maestro emerge è nella Cappella Brancacci (Firenze, Carmine); qui egli presente e quasi teme Masaccio. Nei Progenitori cerca l’anima di due statue, e tanto nella Guarigione del paralitico quanto nella Resurrezione di Tabita l’agiografo, che non rifiuta le risorse del novellatore, merita d’anticipare i tempi e di annunziare la plasticità e la gagliardia psicologica d’un genio.

Tentazione di Adamo ed Eva (1425)
Masolino da Panicale (1383–1447)
Affresco cm 208 x 88
Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci, Firenze

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