Pubblicità

COYOTE vs. ACME – Dave Green

TRAMA

Nel film ibrido tra live-action e animazione Coyote vs. Acme (2026), diretto da Dave Green, il mondo reale e l’universo dei Looney Tunes coesistono. La storia ha inizio con un prologo ambientato nel 1992: il dottor Lorre, uno scienziato dei laboratori Acme, scopre che la multinazionale sta conducendo un sinistro programma segreto chiamato “Progetto Sisifo”. Prima di venire catturato e imprigionato dentro un “buco portatile” Acme, Lorre riesce a inviare un messaggio di avvertimento a un contatto anonimo.

Trent’anni dopo, nel deserto del New Mexico, Wile E. Coyote sta vivendo il suo ennesimo, disastroso fallimento nel tentativo di catturare il Beep Beep (Road Runner). Tutti gli strabilianti marchingegni ordinati dalla Acme Corporation — da pattini a reazione a magneti giganti — continuano a malfunzionare e ad esplodergli in faccia. Ormai fisicamente ed emotivamente sfinito da decenni di incidenti, Coyote si imbatte nello spot televisivo di Kevin Avery (Will Forte), un avvocato civilista di Albuquerque di scarso successo. Kevin, che gestisce lo studio insieme alla determinata nipote e tirocinante Paige (Lana Condor), è abituato ad accettare piccoli risarcimenti extragiudiziali per conto dei personaggi animati vittime dei prodotti Acme.

Coyote si presenta nell’ufficio di Kevin e, comunicando tramite i suoi classici cartelli di legno, gli scarica davanti una montagna di dispositivi Acme completamente difettosi, pretendendo giustizia. Incoraggiato dall’entusiasmo di Paige e trascinato dalla ferrea determinazione di Coyote, Kevin decide di accettare il caso e intentare una causa miliardaria contro la Acme Corporation per vendita di merce difettosa.

La notizia della causa scuote il vertice della Acme, guidato dall’amministratore delegato Foghorn Leghorn (Gatto Silvestro / CEO aziendale) e difeso dal cinico e brillante avvocato Buddy Crane (John Cena), ex compagno di università di Kevin ad Harvard. Per evitare che la causa porti alla luce i propri oscuri segreti aziendali, Crane tenta prima di corrompere Kevin e Coyote proponendo un piccolo accordo di 50.000 dollari, ma Coyote strappa e brucia con foga il contratto.

Mentre il processo prende il via, Buddy Crane domina l’aula facendo leva sulle storiche ossessioni di Coyote e sostenendo che le sue ferite siano solo frutto di una “mancanza di abilità” e di lesioni autoinfitte. Il primo giorno per Kevin e Coyote si rivela un disastro. Tuttavia, la svolta arriva grazie a una spia interna misteriosa — che si rivela essere Bugs Bunny — che indirizza il team legale verso Daffy Duck. Attraverso queste rivelazioni, Kevin scopre la verità sul “Progetto Sisifo”: decenni prima, la Acme testava la resistenza dei propri prodotti torturando i personaggi animati. Quando lo scienziato Lorre si era opposto, la Acme lo aveva fatto sparire e aveva iniziato a immettere deliberatamente sul mercato prodotti difettosi e pericolosi per farli testare inconsapevolmente nel deserto proprio a cavie come Wile E. Coyote.

La vicenda attira l’attenzione dei media nazionali, portando la disputa fino alle aule del Congresso a Washington D.C., presiedute dal senatore Elmer Fudd. Nonostante un ultimo disperato tentativo di corruzione da 1 milione di dollari da parte di Buddy Crane per chiudere la causa, Kevin trova il coraggio di rifiutare e tiene un appassionato discorso sulla resilienza e sull’incrollabile determinazione di Coyote nel non arrendersi mai di fronte ai colossi industriali. A sorpresa, a testimoniare in aula arriva lo stesso Road Runner, il quale conferma con i suoi versi che i prodotti della Acme erano sempre difettosi e dimostra un inaspettato affetto e rispetto per il suo eterno rivale.

Mentre la squadra legale festeggia, Wile E. Coyote usa un’ingegnosa trappola per umiliare ed intrappolare Buddy Crane e la dirigenza della Acme. Le rivelazioni emerse dal processo scatenano un’inchiesta federale che porta all’arresto dei vertici della Acme e alla liberazione dello scienziato Lorre. Lo studio legale di Kevin e Paige diventa il punto di riferimento per tutti i cartoon truffati, mentre Wile E. Coyote e Road Runner si salutano da amici prima di tornare nel deserto a riprendere il loro eterno, leggendario inseguimento.

COMMENTO

Ci sono film che nascono sotto una stella strana, segnati da un destino travagliato ancora prima di toccare la superficie di uno schermo. Quando la Warner Bros. Discovery decise inizialmente di accantonare Coyote vs. Acme come minusvalenza fiscale, il mondo del cinema rimase sbalordito. Come si poteva cancellare un’opera completa, nata dalla brillante intuizione di prendere uno dei capisaldi della cultura pop globale e calarlo in un’aula di tribunale del mondo reale? Fortunatamente, la storia ha preso un’altra piega. L’uscita del film nel 2026, sotto la sapiente e appassionata regia di Dave Green, si è rivelata non solo un trionfo personale per chiunque abbia lottato per la sua distribuzione, ma un vero e proprio capolavoro della commedia moderna, capace di coniugare la nostalgia più pura con una satira corporativa affilata come un rasoio.

Ho approcciato la visione di Coyote vs. Acme con un misto di trepidazione e altissime aspettative. Da fan dei Looney Tunes della prima ora, temevo che il passaggio all’ibrido live-action/animazione potesse cadere nei soliti cliché o snaturare l’essenza anarchica e surreale ideata originariamente da Chuck Jones e Michael Maltese. Mi sbagliavo su tutta la linea. Il film non solo rispetta profondamente la grammatica visiva e comica dell’animazione classica, ma la eleva, integrandola in una narrazione live-action che funziona con la precisione di un orologio svizzero. È un’opera esilarante, commovente, visivamente sbalorditiva e straordinariamente intelligente.

Un’idea brillante trasformata in perfezione cinematografica

La premessa, tratta dal leggendario e geniale articolo di Ian Frazier pubblicato sul The New Yorker nel 1990, è di per sé un colpo di genio: Wile E. Coyote (Willy il Coyote), stanco di vedere i suoi piani di cattura del Bip Bip (Road Runner) costantemente mandati all’aria dai malfunzionamenti catastrofici dei prodotti della ACME Corporation, decide di citare in giudizio il colosso industriale per difetto di fabbricazione.

Ciò che rende la sceneggiatura così brillante è la capacità di prendere un’idea comica concettuale e trasformarla in un racconto dal respiro classico, ricco di cuore e caratterizzato da una posta in gioco emotiva sorprendentemente alta. Wile E. Coyote non parla — e il film, saggiamente, rispetta questa regola aurea —, ma la sua espressività animata comunica più di mille linee di dialogo. La sua è la storia dell’eterno perdente, dell’operaio della vita che continua a rialzarsi ogni volta che un incudine gli cade in testa, rifiutandosi di arrendersi di fronte all’ingiustizia di un sistema truccato.

L’aula di tribunale diventa così il palcoscenico ideale per uno scontro che è insieme farsesco e profondo: l’individuo ostinato contro la multinazionale intoccabile. Dave Green orchestra questo contrasto con una maestria registica sorprendente, alternando con disinvoltura i tempi comici dello slapstick tradizionale con i ritmi serrati del procedural drama alla Erin Brockovich o L’uomo della pioggia.

Un cast in stato di grazia: Tra umanità e genialità comica

Se l’animazione d’interazione con il mondo reale funziona in modo impeccabile, gran parte del merito va a un cast umano straordinariamente in sintonia con il tono surreale dell’opera.

  • Will Forte nei panni di Kevin Avery, l’avvocato sfortunato e di scarso successo che accetta di rappresentare Willy, offre una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Forte porta sullo schermo una fragilità comica irresistibile. La sua alchimia con un personaggio interamente generato in CGI è semplicemente prodigiosa: si percepisce la sincera empatia, l’affetto e la disperazione condivisa tra due individui che il mondo ha sempre considerato dei “falliti”. La trasformazione del loro rapporto, da mero rapporto professionale a una profonda e commovente amicizia, è il vero cuore pulsante del film.

  • John Cena si conferma ancora una volta un gigante della commedia contemporanea. Nel ruolo del minaccioso e spietato avvocato difensore della ACME, Cena sfoggia un carisma debordante e una presenza scenica esilarante. Riesce a passare da toni formali e intimidatori a vette di puro no-sense con una naturalezza sconcertante, regalandoci un villain memorabile che si ama odiare.

  • Lana Condor aggiunge una dose fondamentale di energia, brillantezza e modernità al team legale di Willy, fungendo da perfetto contrappeso razionale alle follie di Kevin e del Coyote.

  • Il cast di supporto è un vero e proprio parco giochi per gli amanti della commedia: Luis Guzmán, Martha Kelly, P.J. Byrne, John Early, Tone Bell, Kenneth Choi, Nancy Linehan Charles e Ernie Vigil arricchiscono ogni singola scena con battute fulminanti, cammei memorabili e caratterizzazioni uniche. Nessun ruolo è sprecato; ogni attore sembra essersi divertito enormemente sul set, e questa energia contagiosa trapassa lo schermo e travolge lo spettatore.

L’arte dell’animazione e la magia dello Slapstick

Sul piano tecnico e visivo, Coyote vs. Acme è un trionfo assoluto. La decisione di mantenere per i personaggi dei Looney Tunes un design fedele all’animazione 2D classica, pur integrandoli con volume, ombre e texture nel mondo tridimensionale, si è rivelata vincente. Willy non sembra mai un elemento estraneo al paesaggio; la fisica dell’animazione si scontra e si fonde con la fisica reale in modi costantemente creativi e mai banali.

I “test dei prodotti” mostrati durante il processo sono autentiche gemme di regia comica. Vedere racchette a reazione, pattini a propulsione, molle giganti e disintegratori atomici essere analizzati minuziosamente da periti balistici ed esperti legali offre spunti di ilarità ininterrotta. Dave Green dimostra di comprendere perfettamente la fisica dei cartoni animati: la dilatazione del tempo prima di una caduta nel vuoto, la resistenza sovrumana del protagonista al dolore, l’uso ironico dei cartelli dipinti a mano. Tutto è curato nei minimi dettagli, proponendo una lezione di montaggio e ritmo comico che mancava da anni nel cinema mainstream.

La colonna sonora, inoltre, gioca un ruolo fondamentale, citando i temi classici di Carl Stalling e rielaborandoli in chiave orchestrale cinematografica, accompagnando ogni accelerazione e ogni disastrosa esplosione con la giusta enfasi drammatica e ironica.

Una satira brillante sulla società dei consumi

Al di là delle risate ininterrotte e dello spettacolo visivo, ciò che eleva Coyote vs. Acme al di sopra di un semplice film per famiglie è la sua sorprendente stratificazione di lettura. Il film è un’affilata satira della cultura corporativa moderna, dell’ossolescenza programmata e dell’arroganza delle grandi corporation che nascondono i propri difetti dietro clausole contrattuali illeggibili e squadroni di avvocati aggressivi.

La ACME Corporation non è solo un marchio di fantasia: è il simbolo di quell’universo consumistico che promette soluzioni facili a problemi complessi, vendendo illusioni e scaricando la colpa sul consumatore quando le cose vanno male. La battaglia giudiziaria del Coyote diventa metafora della lotta di chiunque si sia mai sentito impotente di fronte a un servizio clienti robotico o a un prodotto difettoso progettato per rompersi.

Tuttavia, il film non diventa mai cinico o pedante. La satira è sempre al servizio del divertimento e della speranza. C’è un messaggio profondo sulla resilienza, sul valore del fallimento e sull’importanza di non smettere mai di tentare, anche quando il mondo intero ti rema contro (o ti lancia addosso un incudine da due tonnellate).

Un classico istantaneo che resterà nella storia

In conclusione, Coyote vs. Acme è molto più di quanto ci si potesse aspettare: è un’opera d’arte pop vibrante, un tributo d’amore sincero alla storia dell’animazione e una delle commedie più divertenti, intelligenti e ritmate degli ultimi decenni. La regia di Dave Green è impeccabile, la sceneggiatura è un gioiello di inventiva e le interpretazioni di Will Forte e John Cena rimarranno negli annali del genere.

È un film che riesce nell’impresa rara di intrattenere ed esaltare pubblico di ogni età: i bambini rimarranno rapiti dalla frenesia visiva e dalla simpatia di Willy, mentre gli adulti rideranno a crepapelle per la satira legale, le citazioni raffinate e la genialità delle situazioni assurde.

Aver rischiato di perdere questo film sarebbe stato un delitto contro la cinematografia comica. Il fatto che sia qui, in tutta la sua gloria esplosiva, è una vittoria per tutti noi. Coyote vs. Acme è un capolavoro assoluto, un film da vedere, rivedere e custodire gelosamente tra i classici imperdibili del cinema contemporaneo. Un 10/10 pieno e meritato!

- / 5
Grazie per aver votato!
Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.