
Elizabeth Taylor (Londra, 27 febbraio 1932 – Los Angeles, 23 marzo 2011) è stata la quintessenza del divismo hollywoodiano, un’icona la cui esistenza ha incrociato arte cinematografica, scandali sentimentali, eleganza senza tempo e un impegno umanitario senza precedenti. Con i suoi celebri occhi viola e un talento drammatico magnetico, la Taylor ha attraversato sei decenni di storia del cinema, trasformandosi da giovanissima attrice prodigio a regina indiscussa dello star system.
Le origini e l’ascesa da prodigio della Metro-Goldwyn-Mayer
Nata a Hampstead, Londra, da genitori statunitensi trasferitisi nel Regno Unito per lavoro, Elizabeth Rosemond Taylor mostrò fin da piccolissima una spiccata propensione per le arti. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1939, la famiglia decise di fare ritorno negli Stati Uniti, stabilendosi a Los Angeles. Fu proprio nella capitale del cinema che la straordinaria bellezza della piccola Elizabeth non passò inosservata.
Dopo un breve contratto con la Universal Pictures, con cui esordì a soli dieci anni in C’era una volta una domenica (1942), la svolta arrivò con il passaggio alla Metro-Goldwyn-Mayer. Il successo travolgente giunse con Gran Premio (1944), dove interpretò una ragazza determinata a correre il Grand National al fianco di Mickey Rooney. Il film fu un trionfo al botteghino e consacrò la Taylor come la baby star più promettente della sua generazione.
Diversamente da molte altre attrici bambine, Elizabeth Taylor riuscì a gestire con straordinaria naturalezza la transizione verso ruoli adulti. Nel 1950, a soli diciotto anni, recitò nella commedia di successo Il padre della sposa di Vincente Minnelli, al fianco di Spencer Tracy. Nello stesso anno fu la protagonista di Un posto al sole (1951) di George Stevens, adattamento del romanzo Una tragedia americana. La sua interpretazione della ricca ed elegante Angela Vickers, al fianco di Montgomery Clift, dimostrò a critica e pubblico che dietro una bellezza folgorante si celava un’attrice drammatica di rara intensità.
L’apogeo artistico: gli anni Cinquanta e i primi Oscar
Gli anni Cinquanta rappresentarono la definitiva consacrazione di Elizabeth Taylor nell’olimpo di Hollywood. Divenne il simbolo della recitazione passionale e tormentata, collaborando con i più grandi registi dell’epoca.
Nel 1956 recitò accanto a Rock Hudson e James Dean nel monumentale Il gigante, diretto ancora da George Stevens. La pellicola ottenne un successo straordinario e segnò l’inizio di una serie di candidature all’Oscar per la Taylor. Tra il 1957 e il 1960, l’attrice collezionò ben quattro nomination consecutive alla Statuetta come miglior attrice protagonista:
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L’albero della vita (1957) di Edward Dmytryk
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La gatta sul tetto che scotta (1958) di Richard Brooks, magistrale adattamento del dramma di Tennessee Williams in cui la Taylor offrì un’interpretazione indimenticabile di Maggie “la gatta”, al fianco di Paul Newman
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Improvvisamente l’estate scorsa (1959) di Joseph L. Mankiewicz, altro testo di Tennessee Williams in cui affiancò Montgomery Clift e Katharine Hepburn
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Venere in visone (1960) di Daniel Mann
Fu proprio grazie a Venere in visone, nel quale interpretò una modella e squillo newyorkese travolta da una complessa vicenda amorosa, che vinse il suo primo Premio Oscar alla miglior attrice protagonista.
Il fenomeno Cleopatra e l’era con Richard Burton
Nel 1963 Elizabeth Taylor firmò un contratto storico per interpretare la regina d’Egitto nel kolossal Cleopatra, diretto da Joseph L. Mankiewicz. Diventò la prima attrice della storia del cinema a percepire un ingaggio da 1 milione di dollari, cifra che salì a oltre 7 milioni a causa dei continui ritardi di produzione.
Il set di Cleopatra, allestito tra Cinecittà e Roma, fu la cornice dell’incontro destinato a segnare la sua vita privata e la storia del gossip mondiale: quello con l’attore gallese Richard Burton, che nel film interpretava Marco Antonio. Entrambi già sposati, i due iniziarono una relazione travolgente che attirò l’attenzione morbosa della stampa di tutto il mondo e persino le condanne della Chiesa Cattolica.
La coppia Taylor-Burton divenne un marchio di fabbrica cinematografico e mediatico. Insieme girarono undici film, tra cui spicca il capolavoro Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966) di Mike Nichols. Per la sua cruda e coraggiosa interpretazione dell’alcolizzata e sfatta Martha — ruolo per il quale ingrassò e si sottopose a un pesante trucco per sembrare più anziana — la Taylor ottenne il suo secondo Premio Oscar alla miglior attrice protagonista.
Tra gli altri successi della coppia si ricordano La bisbetica domata (1967) di Franco Zeffirelli, I commedianti (1967) di Peter Glenville e I Sandpipers – Le anime mature (1965) di Vincente Minnelli.
Gli anni Settanta, la maturità e l’impegno sociale
Negli anni Settanta, con la fine dell’era d’oro delle grandi case di produzione e il mutamento dei gusti del pubblico, Elizabeth Taylor diradò le sue apparizioni sul grande schermo, orientandosi verso ruoli più maturi e produzioni televisive o teatrali.
Nel 1972 recitò in Patto con il diavolo di Peter Ustinov e in Un’ombra nel buio (1973) di Brian G. Hutton. Successivamente partecipò a progetti internazionali come Il giardino della felicità (1976) e Assassinio allo specchio (1980), tratto dal celebre romanzo di Agatha Christie.
A partire dagli anni Ottanta, scossa dalla scomparsa di molti amici e colleghi (tra cui Rock Hudson), la Taylor dedicò gran parte delle sue energie alla filantropia e alla lotta contro l’HIV/AIDS. Fu tra i fondatori della amfAR (American Foundation for AIDS Research) nel 1985 e nel 1991 istituì la Elizabeth Taylor AIDS Foundation. Il suo instancabile lavoro umanitario le valse nel 1993 il Premio Umanitario Jean Hersholt da parte dell’Academy e, nel 2000, il titolo di Dama Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico conferitole dalla Regina Elisabetta II.
Vita privata: amori, matrimonio e gioielli
La vita sentimentale di Liz Taylor è stata intesa e complessa quanto le sue interpretazioni sul set. L’attrice si è sposata ben otto volte con sette uomini diversi:
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Conrad “Nicky” Hilton Jr. (1950-1951): erede della catena alberghiera, il matrimonio durò solo pochi mesi.
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Michael Wilding (1952-1957): attore britannico da cui ebbe i figli Michael Howard e Christopher Edward.
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Mike Todd (1957-1958): celebre produttore cinematografico, unico marito da cui non divorziò (morì tragicamente in un incidente aereo). Da lui ebbe la figlia Liza.
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Eddie Fisher (1959-1964): cantante e amico di Todd, il cui matrimonio scatenò un enorme scandalo mediatico.
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Richard Burton (1964-1974 e 1975-1976): l’amore tempestoso della sua vita, sposato due volte. La coppia adottò una figlia, Maria.
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John Warner (1976-1982): politico statunitense e senatore della Virginia.
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Larry Fortensky (1991-1996): operaio edile conosciuto durante un soggiorno di riabilitazione alla clinica Betty Ford.
Accanto agli amori, l’altra grande passione della Taylor furono i gioielli. La sua collezione privata era una delle più importanti e preziose al mondo e comprendeva pezzi leggendari come il Diamante Krupp da 33 carati, la perla La Peregrina e il Diamante Taylor-Burton da 68 carati.
Filmografia completa
L’eredità artistica e il mito indefinito
Elizabeth Taylor si è spenta il 23 marzo 2011 al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles all’età di 79 anni, a causa di complicanze legate a un’insufficienza cardiaca. È stata sepolta al Forest Lawn Memorial Park di Glendale, vicino all’amico di una vita Michael Jackson.
Con la sua scomparsa, il cinema mondiale ha perso l’ultimo vero legame con la “Golden Age” di Hollywood. Capace di unire una bellezza fuori dal comune a una sensibilità drammatica profonda e moderna, Elizabeth Taylor rimane un punto di riferimento insuperato nella storia dello spettacolo: una donna che ha vissuto ogni momento della sua vita — sul set come nella vita privata — al massimo della passione.

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