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ODILON REDON – Vita e opere

Il Pittore dei Sogni, della Notte e dell’Invisibile

Nel panorama artistico della Francia di fine Ottocento, dominato dal trionfo della luce impressionista e dall’osservazione positivista della natura, la figura di Bertrand-Jean Redon, noto a tutti come Odilon Redon (1840–1916), si erge come un faro solitario e affascinante. Mentre i suoi contemporanei immortalavano la fluidità dei boulevard parigini o la rifrazione del sole sulle ninfee, Redon compiva il viaggio opposto: ritirava lo sguardo dal mondo esterno per rivolgerlo verso l’interno, esplorando i territori inesplorati dell’inconscio, del sogno e del mistero.

Definito il “principe del Simbolismo” e riconosciuto decenni dopo dai Surrealisti come un vero e proprio padre spirituale, Redon ha saputo creare un ponte tra il rigore scientifico della botanica e le visioni più inquietanti del fantastico. La sua opera, divisa nettamente tra l’oscurità dei suoi celebri “Noirs” e la sfavillante esplosione cromatica degli ultimi anni, rappresenta una delle avventure intellettuali e visive più singolari della storia dell’arte.

Pandora (1860/1916)
Odilon Redon (1840–1916)
Pastello e carboncino su tavola cm 22.1 x 29.1
Museum of Fine Arts, Houston (MFAH)

1. L’Infanzia a Peyrelebade: Le Radici della Malinconia

Bertrand-Jean Redon nasce a Bordeaux il 20 aprile 1840. Il soprannome “Odilon” gli viene attribuito fin da piccolo, derivando dal nome della madre, Odile. La sua infanzia, tuttavia, non è contrassegnata dalla spensieratezza, ma da un profondo senso di isolamento e delicatezza di salute.

A causa di frequenti crisi epilettiche o presunte tali, i genitori decidono di affidarlo alle cure di uno zio nella tenuta di famiglia a Peyrelebade, una vasta e solitaria proprietà nella regione del Médoc. Questo paesaggio pianeggiante, austero, dominato da lande desolate e cieli mutevoli, segnerà per sempre la sensibilità dell’artista:

“Ricordo di aver trascorso ore e ore a guardare le nuvole scorrere, a cercare nelle loro forme mutevoli figure straordinarie e mostri nati dal caso.”

Istruito in casa e lasciato libero di vagare in solitudine, il giovane Odilon sviluppa una spiccata tendenza alla contemplazione introspettiva. Quando all’età di undici anni rientra in famiglia per frequentare la scuola a Bordeaux, mostra subito una forte avversione per la disciplina rigida. È qui che inizia a prendere lezioni di disegno da Stanislas Gorin, un maestro illuminato che gli insegna a non copiare meccanicamente la realtà, ma a seguirne le suggestioni emotive e l’espressività della linea.

Spinto dal padre a intraprendere la carriera di architetto, Redon fallisce gli esami d’ammissione all’École des Beaux-Arts di Parigi. Successivamente entra nello studio del celebre pittore accademico Jean-Léon Gérôme. L’esperienza si rivela disastrosa: il rigido dogmatismo di Gérôme, ossessionato dalla perfezione anatomica e dal chiaroscuro tradizionale, soffoca il giovane artista, che abbandona la capitale per far ritorno a Bordeaux.

2. L’Incontro con la Scienza e l’Incisione: Clavaud e Bresdin

I due incontri che segnano la svolta decisiva nella formazione di Redon avvengono proprio negli anni giovanili a Bordeaux:

  1. Armand Clavaud: Un botanico e scienziato illuminato che introduce il giovane pittore al microscopio, allo studio dell’anatomia vegetale e alle recenti teorie evoluzionistiche di Charles Darwin. Clavaud trasmette a Redon una passione viscerale per la natura microscopica, ma gli apre anche le porte della grande letteratura romantica e simbolista, facendogli scoprire autori come Baudelaire, Flaubert ed Edgar Allan Poe.

  2. Rodolphe Bresdin: Un incisore visionario ed eccentrico, maestro della tecnica dell’acquaforte. Bresdin insegna a Redon le sottigliezze dell’incisione e gli trasmette l’arte di estrarre la luce dalle tenebre del foglio bianco, mostrandogli come rendere credibile l’irrealizzabile attraverso un dettaglio grafico meticoloso.

Grazie a queste influenze, Redon comprende che il fantastico non nasce dall’invenzione arbitraria, ma dalla rielaborazione e dall’ibridazione di elementi reali. La natura microscopica diventa la fonte primaria dei suoi mostri e dei suoi sogni.

3. Il Periodo dei “Noirs”: Il Regno dell’Ombra (1870–1890)

Dopo aver partecipato come soldato alla guerra franco-prussiana del 1870 — un’esperienza traumatica ma illuminante che ne matura ulteriormente la consapevolezza interiore —, Redon si stabilisce definitivamente a Parigi. Ha inizio così la fase più cupa e affascinante della sua produzione: la stagione dei “Noirs” (i Neri).

Per oltre vent’anni, Redon si dedica quasi esclusivamente al carboncino e alla litografia, rifiutando il colore. Il nero, nelle sue mani, smette di essere un semplice valore tonale per trasformarsi in un elemento vivente, denso, vellutato e cosmico.

                  ┌─────────────────────────────────────────┐
                  │          IL PERIODO DEI "NOIRS"          │
                  │   Tecnica: Carboncino e Litografia      │
                  └────────────────────┬────────────────────┘
                                       │
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            ▼                          ▼                          ▼
    Occhi Fluttuanti             Ibridi Botanici           Creature Monstruose
 (PALLONI AEROSTATICI)         (FIORI CON VOLTI UMANI)    (L'ARAIGNÉE SOURIANTE)

I temi dominanti di questa stagione comprendono:

  • Occhi fluttuanti e bulbi oculari: L’occhio diviene un organo autonomo che si stacca dal corpo umano e sale verso il cielo come un pallone aerostatico (come nella famosa litografia L’occhio, come un pallone bizzarro, si dirige verso l’INFINITO), simbolo della percezione spirituale che trascende la vista fisica.

  • Ibridi e metamorfosi: Volti umani incastonati nei calici di fiori stravaganti, teste decapitate sospese nel vuoto, ragni sorridenti con volti umani (L’Araignée souriante) e creature unicellulari dotate di coscienza.

  • Cicli litografici: Redon pubblica diverse cartelle di litografie dedicate ai suoi riferimenti ideali, tra cui A Edgar Poe (1882), La Tentazione di Sant’Antonio di Flaubert (1888, 1889, 1896) e I Fiori del Male di Baudelaire (1890).

Nel 1884, lo scrittore Joris-Karl Huysmans pubblica il romanzo manifesto del Decadentismo, À rebours (Controcorrente). Il protagonista, l’esteta Jean Des Esseintes, colleziona ossessivamente i disegni a carboncino di Redon, descrivendoli come capolavori di un’arte da incubo e visione. Il successo del romanzo proietta Redon al centro dell’attenzione dei circoli d’avanguardia, trasformandolo nell’idolo dei giovani poeti Simbolisti, tra cui Stéphane Mallarmé.

4. L’Esplosione della Luce: La Rinascita Cromatica (1890–1916)

Attorno al 1890, si verifica nella vita di Redon una trasformazione radicale, sia personale sia artistica. Il matrimonio sereno con Camille Falte e, soprattutto, la nascita del secondo figlio Arï nel 1889 (dopo la dolorosa perdita del primogenito Jean) riportano nella vita del pittore una gioia profonda.

A questa serenità interiore corrisponde un vero e proprio miracolo pittorico: l’abbandono progressivo dei “Noirs” in favore del colore. Redon scopre il pastello e la pittura a olio, rivelandosi un colorista raffinato e rivoluzionario.

Fasi Artistiche Periodo dei “Noirs” (1870–1890) Stagione del Colore (1890–1916)
Tecnica prevalente Carboncino, litografia, matita Pastello, olio, tempera decorativa
Atmosfera visiva Cupa, notturna, onirico-inquietante Luminosa, iridescente, spirituale
Tematiche Mostri, occhi fluttuanti, alienazione Mitologia, motivi floreali, figure sacre
Funzione del segno Chiaroscuro profondo, linea d’ombra Campiture fluide, armonie cromatiche pure

I nuovi soggetti di Redon attingono a piene mani dalla mitologia classica e dalle religioni orientali:

  • Il Ciclope (Le Cyclope, c. 1914): Polifemo non è più il mostro feroce dell’Odissea, ma una creatura gigantesca e malinconica che spia con dolcezza, da dietro una montagna fiorita, il corpo nudo e addormentato della ninfa Galatea.

  • Soggetti sacri e mitologici: Il Carro di Apollo, Orfeo, raffigurazioni di Buddha e del Cristo, immersi in un’atmosfera di estasi mistica.

  • I vasi di fiori e i ritratti: I mazzi di fiori di Redon non sono mai semplici composizioni stilizzate; sono entità iridescenti che sembrano fluttuare in spazi senza tempo, realizzati con pastelli intensi che combinano azzurri cobalto, gialli solari e rossi vermiglio.

Nella tela Pandora, Redon reinterpreta il mito greco in chiave lirica. Pandora, la prima donna creata dagli dei, è immersa in un paesaggio fantastico dominato da fiori giganteschi e atmosfere rarefatte. Il corpo della protagonista appare quasi diafano, integrato simbioticamente con la natura rigogliosa che la circonda, privando la leggenda del suo tradizionale carattere nefasto per trasformarla in una celebrazione della bellezza e dell’incanto primordiale.

5. La Poetica dell’Invisibile

Il contributo fondamentale di Odilon Redon alla teoria artistica risiede nel superamento del dilemma tra realismo e astrazione. Nel suo diario intimo, pubblicato postumo con il titolo A Soi-même (A se stesso), l’artista ha formulato in modo chiaro la propria filosofia dell’arte:

“Il mio tutta la mia originalità consiste nel far vivere umanamente esseri inverosimili secondo le leggi del verosimile, mettendo, per quanto possibile, la logica del visibile al servizio dell’invisibile.”

Per Redon, l’artista non deve inventare forme arbitrarie e astratte senza legame con il reale, né limitarsi a fotografare la superficie delle cose. Il suo compito è applicare la precisione anatomica e botanica a ciò che è intangibile: i sogni, le emozioni profonde, le angosce e le aspirazioni dello spirito. È proprio questa fusione di rigore formale e visione interiore che conferisce alle sue opere quell’aura di inquietante veridicità.

6. L’Eredità e l’Influenza sul Novecento

Odilon Redon si spegne a Parigi il 6 luglio 1916, mentre l’Europa è devastata dalla Prima Guerra Mondiale. Nonostante la sua natura schiva e lontana dalle mischie teoriche dei gruppi artistici, la sua eredità si rivelerà immensa per le generazioni successive:

  1. I Nabis e i Fauves: Pittori come Pierre Bonnard, Édouard Vuillard e soprattutto Henri Matisse rimasero affascinati dall’uso libero e non mimetico del colore degli ultimi pastelli di Redon. Matisse, in particolare, fu un grande collezionista e stimatore dei suoi Fiori.

  2. Il Surrealismo: André Breton e i Surrealisti riconobbero in Redon un precursore diretto della loro ricerca sull’automatismo psichico e sull’analisi dei sogni. La capacità di Redon di dare sostanza visiva alle immagini dell’inconscio anticipa di decenni le intuizioni di Salvador Dalí, Max Ernst e René Magritte.

  3. L’Espressionismo e l’Astrazione: La sua visione del colore come veicolo spirituale e non puramente descrittivo ha influenzato maestri come Vasilij Kandinsky e Paul Klee.

Oggi Odilon Redon è universalmente riconosciuto come un maestro fondamentale che ha saputo liberare l’arte moderna dalla schiavitù della mera rappresentazione visiva, ricordandoci che la realtà più profonda e sconfinata non è quella che vediamo con gli occhi, ma quella che custodiamo dentro di noi.

Catalogo ragionato dei dipinti e dei disegni. Vol. 1-4
Odilon Redon – CLICCA QUI

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