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MARGHERITA SARFATTI

Margherita Sarfatti: La Regina della Critica d’Arte e l’Ispiratrice del Novecento Italiano

Margherita Sarfatti, nata Grassini (Venezia, 8 aprile 1880 – Cavallasca, 30 ottobre 1961), è stata una delle figure più complesse, influenti e affascinanti della storia culturale e politica italiana della prima metà del Novecento. Giornalista acuta, saggista, critica d’arte d’avanguardia, mecenate e fine polemista, Margherita Sarfatti è passata alla storia non solo per il suo decisivo ruolo di dogaressa della pittura figurativa italiana tra le due guerre, ma anche per il suo intenso e controverso legame politico e sentimentale con Benito Mussolini.

Per decenni, la storiografia ha rischiato di ridurla al ruolo semplificato di “amante del Duce”. Tuttavia, la ricerca storica e artistica moderna ne ha pienamente restituito la statura autonoma: Margherita Sarfatti fu, a tutti gli effetti, la prima donna in Europa a ricoprire il ruolo di critica d’arte militante e stratega culturale a livello internazionale, capace di plasmare il gusto estetico di un’epoca e di teorizzare un linguaggio artistico nazionale che tentasse di coniugare la modernità con la grandezza della tradizione classica.

1. Le origini veneziane e la formazione intellettuale

Margherita Grassini nacque a Venezia in una delle famiglie più facoltose e prestigiose dell’élite ebraica veneta. Il padre, Amedeo Grassini, era un affermato avvocato e imprenditore, amico personale di Giuseppe Sarto (il futuro Papa Pio X), nonché figura di spicco nel finanziamento del restauro del Palazzo Ducale e nella creazione dei primi vaporetti veneziani. La madre, Emma Levi, apparteneva a una distinta famiglia della borghesia intellettuale.

Cresciuta nell’incantevole cornice di Palazzo Venezze sul Canal Grande, la giovane Margherita ricevette un’educazione d’eccellenza, lontana dai canoni restrittivi riservati alle donne dell’epoca. Assistita da precettori privati di altissimo profilo — tra cui storici e letterati del calibro di Antonio Fradeletto (fondatore della Biennale di Venezia) e Pompeo Molmenti — la Grassini sviluppò una profonda padronanza delle lingue straniere (francese, tedesco, inglese), una vasta cultura classica e una sensibilità artistica fuori dal comune.

Nel 1898, a soli diciotto anni, sposò Cesare Sarfatti, un brillante avvocato ebreo di ideali socialisti, più grande di lei di quattordici anni. Il matrimonio segnò il primo strappo ideologico con la famiglia d’origine, di orientamento conservatore. Insieme al marito, Margherita abbracciò con entusiasmo la causa social-democratica, trasformando la propria casa in un frequentatissimo punto d’incontro per gli intellettuali veneti dell’epoca.

2. Il salotto milanese: laboratorio politico, artistico e sociale

Nel 1902, i coniugi Sarfatti si trasferirono a Milano, la metropoli morale d’Italia, in piena ebollizione industriale e culturale. Qui Margherita diede vita a uno dei salotti letterari e artistici più celebri e influenti del secolo, allestito prima nella casa di via della Spiga e successivamente in corso Venezia.

Nel salotto Sarfatti si incrociavano le menti più vivaci dell’epoca:

Margherita non si limitò al ruolo di padrona di casa: iniziò a scrivere per la rivista socialista La Difesa delle Lavoratrici, fondata da Anna Kuliscioff, curando approfondimenti sulla condizione femminile e sulla tutela del lavoro. Parallelamente, intraprese la carriera di critica d’arte, scrivendo per l’ Avanti!, il quotidiano ufficiale del Partito Socialista Italiano.

In questi anni giovanili maturò la sua convinzione che l’arte non dovesse rimanere un esercizio d’élite, ma assumere una funzione civile ed educatrice per la società moderna.

La Prima Guerra Mondiale rappresentò uno snodo drammatico e irreversibile nella vita di Margherita. Convinta sostenitrice della causa interventista, spinse la propria famiglia a partecipare attivamente al conflitto. La tragica morte al fronte del primogenito Roberto Sarfatti, volontario negli Alpini e caduto diciassettenne sul Col d’Echele nel 1918 (decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria), segnò indelebilmente il suo percorso esistenziale, spingendola verso un nazionalismo sempre più accentuato e intriso di sacralità politica.

3. L’incontro con Mussolini, la fondazione di “Gerarchia” e il fenomeno “Dux”

L’incontro tra Margherita Sarfatti e Benito Mussolini avvenne attorno al 1912 negli ambienti della redazione dell’ Avanti!, di cui Mussolini era diventato direttore. La sintonia tra i due fu immediata e travolgente, trasformandosi rapidamente in una relazione affettiva e in una strettissima alleanza intellettuale e politica.

Margherita, donna di cultura enciclopedica e cosmopolita, esercitò un’influenza profonda sul giovane agitatore romagnolo. Fu lei a curarne l’istruzione formale, a raffinarne l’oratoria, a introdurlo negli ambienti dell’alta borghesia milanese e a guidarne la progressiva transizione dal socialismo rivoluzionario verso l’interventismo e, successivamente, verso la fondazione del Fascismo.

Quando Mussolini fondò Il Popolo d’Italia nel 1914, Margherita fu al suo fianco come colonna portante delle pagine culturali. Successivamente, nel 1922, fu condirettrice (e di fatto direttrice operativa) della rivista teorica del regime Gerarchia, sul cui primo numero teorizzò l’esigenza di una nuova estetica di Stato.

L’acme del suo apporto propagandistico si toccò nel 1926 con la pubblicazione di Dux, la biografia ufficiale di Benito Mussolini scritta da Margherita e pubblicata inizialmente in Inghilterra con il titolo The Life of Benito Mussolini. Il libro si trasformò in un fenomeno editoriale planetario:

  • Fu tradotto in oltre 18 lingue (tra cui giapponese, tedesco, francese e spagnolo).

  • Vendette centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo.

  • Costruì metodicamente il mito del Duce come eroe moderno, uomo del destino e restauratore dell’italianità, plasmando l’immagine pubblica del dittatore sia in patria sia di fronte all’opinione pubblica internazionale.

4. Il Gruppo del Novecento Italiano e la rivoluzione estetica

Mentre definiva l’immagine politica di Mussolini, Margherita Sarfatti perseguiva il suo progetto più ambizioso e duraturo: la fondazione e la direzione del Novecento Italiano.

Alla fine del 1922, presso la Galleria Pesaro di Milano, Margherita riunì sette giovani e promettenti artisti italiani:

  1. Mario Sironi (figura centrale e teorica del gruppo)

  2. Achille Funi

  3. Anselmo Bucci (a cui si deve la coniazione del termine Novecento)

  4. Leonardo Dudreville

  5. Pietro Marussig

  6. Ugo Piatti

  7. Aldo Carpi

L’obiettivo teorico di Margherita era superare sia la frammentazione distruttiva delle avanguardie storiche (in particolare del Futurismo) sia il vuoto accademismo dell’Ottocento. La Sarfatti teorizzò il “Ritorno all’ordine” (rappel à l’ordre): una pittura fondata sulla sintesi formale, sulla chiarezza dei volumi, sulla solidità costruttiva e sulla monumentalità classica, capace però di interpretare lo spirito, i soggetti e la dinamicità della vita moderna (fabbriche, città, ritratti borghesi, architetture).

Nel 1926 e nel 1929 organizzò alla Permanente di Milano la Prima e la Seconda Mostra del Novecento Italiano, ampliando la partecipazione a decine di artisti del calibro di Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Arturo Tosi, Massimo Campigli, Felice Casorati, Arturo Martini e Marino Marini.

Grazie alle sue eccezionali relazioni internazionali, la Sarfatti portò le mostre del Novecento nei principali musei e gallerie d’Europa e delle Americhe (Parigi, Berlino, Ginevra, Buenos Aires, Montevideo), consacrandosi come l’ambasciatrice dell’arte italiana nel mondo e garantendo al movimento un prestigio internazionale senza precedenti.

5. Il declino, le Leggi Razziali e l’esilio sudamericano

Agli inizi degli anni Trenta, la parabola umana e politica di Margherita Sarfatti imboccò una traiettoria discendente. Diverse concause portarono al suo progressivo allontanamento dai vertici del potere:

  • Spostamenti estetici e politici: Il regime fascista, ormai consolidato, andava orientandosi verso un’arte di propaganda più diretta, scenografica e megalomane (l’Architettura Monumentale Razionalista di Marcello Piacentini e il secondo Futurismo aeropittorico di Marinetti), rigettando il rigore intellettuale del Novecento.

  • Motivi personali: La relazione intima con Mussolini si sfilacciò progressivamente; il Duce mal tollerava la forte personalità, la superiorità culturale e la costante ingerenza della Sarfatti nelle decisioni di Stato.

  • L’antisemitismo di regime: L’avvicinamento dell’Italia alla Germania nazista portò all’esplosione dell’antisemitismo di Stato.

L’emanazione delle nefaste Leggi Razziali del 1938 rappresentò il crollo definitivo del mondo di Margherita Sarfatti. Lei, che aveva contribuito in maniera determinante all’ascesa del fascismo e alla creazione del mito di Mussolini, si ritrovò improvvisamente additata come una persecutrice della razza, un’emarginata e una potenziale vittima della deportazione.

Privata dei suoi incarichi, cancellata dai giornali e abbandonata da Mussolini, nel 1938 fu costretta ad abbandonare precipitosamente l’Italia. Iniziò così un lungo ed amaro esilio in Sud America, trascorso prevalentemente tra l’Uruguay (Montevideo) e l’Argentina (Buenos Aires). Durante gli anni dell’esilio, sostentò se stessa continuando a scrivere per importanti testate giornalistiche sudamericane e nordamericane, mantenendosi aggiornata sui dibattiti artistici internazionali ma soffrendo profondamente per il distacco dalla patria e per la tragica fine di molti familiari in Europa durante la Shoah (tra cui la sorella Nella, morta ad Auschwitz).

6. Il dopoguerra, il ritiro a Cavallasca e la memoria storica

Terminata la Seconda Guerra Mondiale con la caduta del nazifascismo, Margherita Sarfatti rientrò in Italia nel 1947. Il contesto politico e culturale era radicalmente mutato: l’Italia repubblicana cercava di dimenticare il ventennio e Margherita si trovò a dover gestire una doppia condanna:

  • Da un lato, l’ostracismo della Sinistra e degli ambienti antifascisti, che la consideravano corresponsabile dell’ascesa del regime.

  • Dall’altro, il sospetto e la rimozione da parte dell’ambiente artistico, che aveva rapidamente voltato le spalle alle teorie del Novecento Italiano.

Margherita scelse di ritirarsi a vita privata nella sua dimora di campagna, Villa il Soldo a Cavallasca, in provincia di Como. Lì trascorse gli ultimi anni della sua vita circondata dai suoi libri, dai suoi ricordi e da una selezionata collezione di opere d’arte.

Nel 1955 pubblicò il libro autobiografico Acqua passata, un testo di memorie vivace ed elegante in cui ripercorreva gli incontri con le più grandi personalità della cultura mondiale del primo Novecento (da Guglielmo Marconi a George Bernard Shaw, da Jean Cocteau a Franklin Delano Roosevelt), scegliendo volutamente di tacere quasi del tutto sul nome di Benito Mussolini, in una sorta di damnatio memoriae privata e consapevole.

Margherita Sarfatti si spense a Cavallasca il 30 ottobre 1961, all’età di 81 anni.

7. L’eredità critica e il valore storico di Margherita Sarfatti

La figura di Margherita Sarfatti è stata oggetto di un’ampia e doverosa rivalutazione storica a partire dagli anni Novanta. Superata la cortina di pregiudizio che l’aveva liquidata esclusivamente come compagna del Duce, gli storici dell’arte ne hanno riconosciuto l’assoluta centralità nella storia del Novecento europeo.

Ambito Contributo Fondamentale di Margherita Sarfatti
Critica d’Arte Prima donna europea a teorizzare un movimento artistico di portata internazionale, codificando la sintesi tra modernità e classicità.
Mecenatismo Scopritrice e valorizzatrice dei più grandi talenti pittorici e scultorei italiani del primo Novecento (Sironi, Funi, Martini, Carrà).
Giornalismo e Saggistica Scrittrice prolifica, autrice di Dux (il primo bestseller globale di propaganda politica) e promotrice del dibattito culturale su testate storiche.
Emancipazione Femminile Esempio eccezionale di affermazione intellettuale, autonomia critica e leadership culturale in una società fortemente patriarcale.

Margherita Sarfatti è stata un’intellettuale di rara lucidità e ambizione, capace di intuire con grande anticipo la potenza dei mass media, della propaganda visiva e dell’organizzazione sistematica delle mostre d’arte come veicolo di identità culturale. La sua vita, segnata da un’ascesa folgorante e da una dolorosa caduta, rimane una chiave di lettura imprescindibile per comprendere le luci, le ombre, le contraddizioni e le passioni del Novecento italiano.

Storia del Novecento italiano.
Poetica e vicende del movimento di Margherita Sarfatti. 1920-1932. Ediz. a colori
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