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GIOVANNI BATTISTA CAVEDALIS (Ingegnere ferroviario friulano)

Giovanni Battista Cavedalis: ingegnere, patriota e triumviro della Repubblica di San Marco

Le origini e la formazione militare

Nato a Spilimbergo il 19 marzo 1794 da una ragguardevole famiglia borghese – il padre Girolamo, valente avvocato, fu podestà e sindaco della cittadina friulana –, Giovanni Battista Cavedalis crebbe in un clima di vivace fermento culturale e civile. Fin da giovane indirizzato verso gli studi scientifici e di ingegneria, nel 1811 entrò nella prestigiosa Scuola d’Artiglieria e Genio di Modena, completando la propria preparazione a Bologna dove ottenne il grado di primo tenente di artiglieria.

Con questo brevetto militare, Cavedalis partecipò alla campagna di Gioacchino Murat contro l’Impero d’Austria e all’invasione delle Legazioni. In seguito alla caduta del re napoletano e alla Restaurazione, nel 1817 fu integrato nei ranghi dell’esercito imperiale austriaco, servendo per un quinquennio prima di rassegnare le dimissioni e fare ritorno nella sua amata terra d’origine nel 1822.

Dalla grande ingegneria ai moti del 1848

Lentamente distaccatosi dalla vita strettamente militare, Cavedalis impiegò le proprie competenze tecniche nell’ingegneria civile, distinguendosi in Friuli e nel Veneto per opere pubbliche di grande rilievo. Progettò arginature, ponti e sistemi di regimazione idraulica – come gli interventi sul Tagliamento e sul torrente But – e si dedicò con lungimiranza al settore dei trasporti, ideando tracciati ferroviari pionieristici.

Nel marzo del 1848, anno cruciale per la storia europea, Cavedalis ricopriva l’prestigioso e redditizio incarico di direttore dei lavori della linea ferroviaria Lubiana-Vienna, gestita dalla Società triestina. Quando l’ondata rivoluzionaria travolse l’Impero e la penisola italiana, il professionista spilimberghese non esitò a compire una scelta di campo radicale: rassegnò prontamente le dimissioni dal suo alto ufficio asburgico per accorrere in difesa della causa patriottica.

Tornato in Friuli, assunse inizialmente il comando delle neocostituite forze armate del Governo Provvisorio Friulano, mettendo la sua solida esperienza di ex ufficiale d’artiglieria al servizio della rivolta. Successivamente si trasferì a Venezia, centro propulsore della neonata Repubblica di San Marco.

Il Triumvirato e la difesa di Venezia

Nella Venezia insorta e assediata, Cavedalis seppe guadagnarsi un ruolo di primissimo piano grazie alla competenza tecnica, al rigore morale e alla leadership. Eletto con suffragio larghissimo nell’Assemblea legislativa in ben otto collegi, nei momenti più drammatici della difesa della città – in seguito all’armistizio Salasco e all’inasprirsi della crisi militare – fu chiamato a reggere le sorti dello Stato in qualità di triumviro, affiancando Daniele Manin e l’ammiraglio Leone Graziani.

Con l’aggravarsi della situazione e l’inevitabile collasso della resistenza veneziana nell’agosto del 1849, Manin (cui erano stati conferiti i pieni poteri) nominò una commissione composta dallo stesso Cavedalis, da Nicolò Priuli e da Daniele Medin, con l’incarico di negoziare con le truppe austriache condizioni di resa che fossero il più possibile onorevoli. La capitolazione fu firmata il 22 agosto 1849.

L’ombra del sospetto e la riabilitazione storica

Mentre la maggior parte dei dirigenti della Repubblica di San Marco fu costretta al duro esilio, a Cavedalis fu concesso di fare ritorno direttamente nella sua patria a Spilimbergo. Questa disparità di trattamento da parte delle autorità asburgiche fece divampare pesanti sospetti e insinuazioni di tradimento tra gli ex compagni d’armi e i patrioti esuli, incapaci di perdonargli quella che appariva come una grazia sospetta.

Amareggiato dalle accuse e dalle maldicenze, Cavedalis visse gli ultimi anni ritirato a vita privata nella sua cittadina natale, dedicandosi alla stesura di una monumentale opera memorialistica e difensiva, i Commentari per la storia della guerra degli anni 1848-49.

Giovanni Battista Cavedalis si spense a Spilimbergo il 16 luglio 1858, senza veder riconosciuta in vita la propria integrità. Solo molti decenni più tardi, nel 1930, la pubblicazione integrale dei suoi Commentari a cura di Vincenzo Marchesi permise di fare chiarezza sugli eventi, sgomberando definitivamente il campo da ogni ombra e restituendo al patriota friulano il giusto riconoscimento storico di uomo leale, coraggioso e profondamente devoto alla libertà d’Italia.

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