Il Poeta del Silenzio, della Luce e del Bulino
Un Maestro della Tradizione e della Poesia Visiva
Nel panorama dell’arte italiana del Novecento, la figura di Virgilio Tramontin (San Vito al Tagliamento, 19 maggio 1908 – San Vito al Tagliamento, 4 marzo 2002) occupa un posto di assoluto rilievo, legato in modo indissolubile alla nobile e rigorosa pratica dell’incisione e a una pittura intima, lirica e profondamente radicata nello spirito del Friuli e del Veneto. Artista di rara coerenza, schivo nei confronti delle mode effimere e delle avanguardie urlate, Tramontin ha saputo costruire un universo espressivo basato sull’osservazione meditata della natura, sulla sapienza tecnica e su una spiritualità silenziosa che attraversa quasi un secolo di storia artistica italiana.
La sua opera si muove tra il rigore geometrico e atmosferico della lastra incisa — con una predilezione elettiva per l’acquaforte — e la vibrazione cromatica della tela, restituendo l’immagine di un autore capace di coniugare l’eredità dei grandi maestri del passato con una sensibilità moderna, aperta al dialogo culturale e profondamente umana.
Gli Anni della Formazione: Tra San Vito, Udine e Venezia
Nato a San Vito al Tagliamento nel 1908 in una famiglia radicata nel tessuto sociale e civile friulano, Tramontin compie i primi studi di carattere tecnico. Tuttavia, l’inclinazione verso l’arte visiva si manifesta con forza irresistibile al termine del primo conflitto mondiale e della giovinezza. Dopo aver lavorato per un periodo in ambito d’ufficio e aver assolto agli obblighi di leva, compie la svolta decisiva della sua vita: nel 1931 abbandona il lavoro impiegatizio per trasferirsi a Venezia e iscriversi all’Accademia di Belle Arti.
Gli anni trascorsi nell’Ateneo veneziano sono cruciali per la sua maturazione. Tramontin frequenta la scuola di pittura di Virgilio Guidi — da cui mutua l’attenzione rigorosa per la costruzione dello spazio e la volumetria della luce — e si perfeziona nell’arte della grafica e dell’incisione seguendo gli insegnamenti di Emanuele Brugnoli e Giovanni Giuliani. In quegli stessi anni cruciali, entra in contatto con lo studio veneziano del maestro di Dardago, Umberto Martina, la cui lezione pittorica, intrisa di una solida e corporea adesione al vero, lascerà un segno profondo nei suoi primi lavori su tela.
Ottenuto il diploma accademico nel 1934, Tramontin comincia a farsi conoscere nel circuito espositivo del Triveneto, alternando la presenza a Udine con le rassegne veneziane, tra cui le partecipazioni alla prestigiosa Mostra di Ca’ Pesaro. La sua ascesa nel mondo artistico ufficiale trova una consacrazione precoce e prestigiosa quando viene ammesso alla Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia (la Biennale), dove espone a più riprese (nel 1938, nel 1940 e nel 1942, anno in cui gli viene dedicata anche un’importante mostra personale).
L’Insegnamento e il Sodalizio con Pier Paolo Pasolini
Nel 1941, chiamato dallo stesso Giovanni Giuliani, Tramontin intraprende la carriera accademica assumendo il ruolo di assistente alla cattedra di incisione dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Per oltre un decennio, l’artista si dedica con passione all’insegnamento, trasmettendo a generazioni di allievi non solo i segreti tecnici della punta secca, dell’acquaforte e del bulino, ma soprattutto un’etica del lavoro rigorosa, basata sul rispetto della materia e sulla centralità del disegno.
Il periodo bellico e il secondo dopoguerra lo vedono inoltre partecipe di vivaci fermenti culturali non solo strettamente accademici. Nel 1944, a Casarsa della Delizia, Tramontin collabora attivamente alle iniziative dell’Academiuta di lenga furlana e alla pubblicazione della rivista «Stroligut», promossa da un giovanissimo Pier Paolo Pasolini, insieme ad altri intellettuali e artisti del territorio come Federico De Rocco e Nico Naldini. Questo legame testimonia l’apertura di Tramontin verso le istanze di rinnovamento culturale e la riscoperta delle radici linguistiche e popolari friulane, vissute non in chiave provinciale, ma come linfa vitale per un’arte universale.
La Poetica dell’Incisione: Luce, Atmosfera e Paesaggio
Sebbene Tramontin si sia cimentato con successo nella pittura a olio, nel ritratto, nella natura morta e persino nell’affresco di carattere religioso (come l’allegoria realizzata nel 1941 per il cimitero di San Vito al Tagliamento), è nell’incisione che la sua voce raggiunge vette di assoluta eccellenza.
La sua produzione grafica — incentrata prevalentemente sull’acquaforte — si distingue per una straordinaria pulizia formale e per una raffinata sensibilità atmosferica. A differenza di altri incisori orientati verso una resa puramente documentaria o descrittiva del soggetto, Tramontin predilige una ricerca fortemente luministica. Nelle sue vedute di paesaggi urbani, rurali, agresti o lagunari, l’artista riserva sempre una grandissima attenzione alla porzione di lastra occupata dal cielo, rifacendosi idealmente alla grande tradizione dei vedutisti veneti del Settecento.
«La lastra per Tramontin non è un semplice supporto da incidere, ma uno spazio vivo in cui la luce pulsa attraverso il segno, creando chiaroscuri sottili che restituiscono il silenzio e la poesia del mondo naturale.»
Il fitto reticolo dei segni incisi non serve soltanto a definire i volumi degli edifici, la rusticità dei muri di pietra o la geometria dei campi coltivati, ma cattura l’aria, il vento, l’umidità della terra friulana e la quiete assolata dei borghi veneti. I suoi rami raccontano un mondo fatto di cose semplici: antiche corti rurali, porticati, sagome di alberi spogli contro l’orizzonte, angoli di città storiche come Udine, Venezia o la sua amata San Vito.
L’Associazione Incisori Veneti e la Diffusione Internazionale
Negli anni Cinquanta, la consapevolezza del valore della grafica d’arte come linguaggio autonomo e di pari dignità rispetto alla pittura spinge Tramontin a farsi promotore di un’intensa attività associativa. Insieme a figure di spicco del panorama grafico del Triveneto come Tranquillo Marangoni, Remo Wolf, Giorgio Trentin e altri, fonda l’Associazione Incisori Veneti (AIV).
Questo sodalizio si rivelerà fondamentale per la diffusione, la tutela e la promozione dell’arte incisoria in Italia e all’estero. Tramontin partecipa a centinaia di esposizioni collettive e personali in tutto il mondo: le sue opere varcano i confini nazionali per essere ammirate in città europee come Amsterdam, Helsinki, Klagenfurt, Innsbruck, Lugano, Anversa e persino in contesti extraeuropei.
Accanto all’incisione paesaggistica e figurativa, Tramontin si distingue anche nel campo dell’ex libris, partecipando con regolarità ai relativi congressi internazionali in Europa e confermando una raffinata abilità nel comprimere in spazi minuscoli una straordinaria ricchezza narrativa e simbolica.
Gli Ultimi Anni e l’Eredità Culturale
Fino agli anni Novanta inoltrati, pur in età avanzata, Virgilio Tramontin non ha mai smesso di impugnare la matita, il bulino e i ferri dell’acquaforte, continuando a produrre un corpus immenso di opere su carta, disegni preparatori e dipinti. La sua esistenza si è svolta in un clima di laborioso isolamento intellettuale nella sua terra natale, San Vito al Tagliamento, dove si è spento il 4 marzo 2002 all’età di quasi novantaquattro anni.
La figura e l’opera di Tramontin continuano a vivere grazie all’impegno di istituzioni culturali del territorio, prima fra tutte la Galleria Sagittaria del Centro di Iniziative Culturali di Pordenone (Casa Zanussi), che nel corso degli anni ha curato importanti e approfondite mostre postume (tra cui le memorabili retrospettive dedicate alla pittura nel 2013 e alle opere su carta nel 2019), accompagnate da cataloghi critici firmati da studiosi come Giancarlo Pauletto.
Virgilio Tramontin rimane l’emblema di un’arte che non insegue il clamore mediatico, ma che sceglie la via impervia e affascinante della qualità artigianale elevata a poesia. Nelle sue lastre di rame e zinco, il Friuli e il Veneto del Novecento ci restituiscono il loro volto più autentico: un volto fatto di silenzio, di luce limpida, di dignità morale e di un amore sconfinato per la bellezza del mondo.
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