JACKSON BROWNE

JACKSON BROWNE ANNI 70

Jackson Browne, alla nascita Clyde Jackson Browne (Heidelberg, 9 ottobre 1948), è un musicista rock, cantante, cantautore e attivista politico americano che ha venduto oltre 18 milioni di album negli Stati Uniti.

Viso buono, da eterno ragazzo, voce di velluto che soffia dall’assolata e serenissima “mellowness ” di California, Jackson Browne canta di un’America a misura d’uomo, fieramente rétro nel suo recupero affannoso di valori essenziali e immediati, piegata da dubbi e tormenti che ne mettono in luce
l’umanità calda, viscerale, a presa rapida, calpestata quotidianamente da una realtà illusoria: un “meraviglioso perdente”, dunque, sorretto da un’inebriante visione “universale”, dove malinconico esistenzialismo e ispirata religiosità si confondono in un ingenuo idealismo che rimanda  direttamente agli anni ’60. Tuttavia le sue tenere confessioni e la sua musica che invita a “vivere nel presente, nel qui ed ora ” arrivano direttamente al cuore delle cose, come pochi altri prima di lui hanno saputo fare, da Joni Mitchell a Dylan.

Jackson Browne nasce nell’ottobre ’49, a Heidelberg, in Germania, dove suo padre e corrispondente di “European Stars & Stripes”, giornale dell’esercito americano. Di ritorno in America, in California per l’esattezza, Browne frequenta la Sunnyhills High School. Siamo nel 1965 e il folk-boom bolla a fuoco quegli anni, trascorsi a strimpellare al Paradox di Orange County con Steve Noonan, Greg Copeland e John McEuen. Volente o no, Browne ha già assorbito il r’n’r attraverso la radio, ma la patente di folkie fa più per lui. Il legame stretto tra quel genere musicale e il movimento per i diritti civili lo porta a scoprire il blues e il gospel. Dylan gli rivela l’importanza dei testi e del “messaggio”, e l’etichetta di “novello Dylan” diventerà presto la sua maledizione. Collabora anche con la neonata Nitty Gritty Dirt Band e forma gli Orange County Three con Noonan e Tim Buckley, ma, insoddisfatto, preferisce trasferirsi a New York.
Nel ’69 l’Elektra tenta di inserire Browne in un trio formato CSN &Y, ma senza successo. Una sera al Troubadour conosce Glenn Frey e John David Souther, ribattezzatisi Longbranch Pennywhistle. Si forma così il nucleo di una grande famiglia che ruoterà attorno alle figure di Browne, degli Eagles, di Joni Mitchell e Crosby, Stills, Nash & Young. David Geffen, manager di questi ultimi, recluta Browne per la neonata etichetta Asylum e nel ’72 esce il primo album, Jackson Browne, registrato con Russ Kunkel e Craig Doerge della Section (J. Taylor), Clarence White dei Byrds (che ne riprenderanno Jamaica Say You Will), Jimmy Fadden della NGDB e David Crosby ai cori. La critica esulta e il pubblico catapulta il singolo Doctor My Eyes in cima alle classifiche. Un anno dopo For Everyman conferma le speranze di tutti, mentre l’artista si è ormai creato un gruppo di lavoro pressoché stabile con Kunkel, Lee Sklar, Doug Haywood e l’ex Kaleidoscope David Lindley. La musica procede senza sussulti di grande “creatività”, piuttosto monocorde Late For The Sky, nel ’74, ribadisce la trasparenza dell’uomo, il suo rispetto per la natura e l’incrollabile ecologia mentale, in un turbinio di simboli: l’acqua la strada e il cielo, il tutto pervaso da un’irrequietezza di fondo che si traduce in benzinadrenalina e in una “white line fever” (una “febbre da viaggio “) irrefrenabile. La strada, sulle orme di Kerouac e di Neal Cassady, diventa per Browne la suprema catarsi della sua esperienza artistica ed umana. Le tournées quindi non si contano più e non è un caso che, dopo The Pretender, il fortunato Running On Empty, venga inciso on the road, con i microfoni accesi 24 ore su 24. Come Springsteen, anche Browne è “nato per correre”, costantemente in fuga “senza neppure sapere che cosa spero di trovare”, ma un obiettivo gli si profila inaspettatamente all’orizzonte: nel gennaio ’78 si lancia in una campagna antinucleare a seguito dell’incidente alla centrale di Three Mile Island.

Fonda assieme a Graham Nash e a John Hall, tra gli altri, il MUSE (Musicisti Uniti per un’Energia Sicura), organizzando numerosi concerti di beneficenza al grido di “No Nukes”. Da cinque concerti memorabili al Madison Square Garden di New York nel settembre ’79 vengono tratti un film e un album triplo: per Browne è un trionfo.
Nell’80 esce Hold Out: quattro milioni di copie vendute confermano il “mass appeal ” dell’artista, entrato ora in una fase “confidenziale ” dopo il matrimonio con l’australiana Lynne Sweeney.
Da tempo ormai il gruppo che lo accompagna è divenuto la sua seconda famiglia. Con Danny Kortchmar, Kunkel, Doerge, Rick Vito, Bob Glaub e Doug Haywood, acquista un loft enorme nella Downtown losangelina facendone il suo “laboratorio”: vi riscopre l’amore per la musica, scrive sempre di più assieme ai compagni, e prende finalmente le distanze dal “doom & gloom”, dalla nera malinconia dei primi dischi.

DISCOGRAFIA
Jackson Browne (’72)
For Everyman (’73)
Late For The Sky (’74)
The Pretender ( ’76)
Running On Empty (’77)
No Nukes (’79)
Hold Out (’80)

Guido Harari (Il Cairo, 28 dicembre 1952) è un fotografo e critico musicale italiano.

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