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ODISSEA – Riassunto e commento 14° libro (Odyssey – Summary, comment of the 14st book)

ODISSEA

LA CAPANNA DI EUMEO
LE ACCOGLIENZE DEL PORCARO
 SUOI SENTIMENTI VERSO ULISSE

LIBRO XIV

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Tempo: Trentacinquesimo giorno dall’inizio del poema.  
Luoghi dell’azione raccontata: La casa di Eumeo a Itaca
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NEL LIBRO PRECEDENTE
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Finalmente Ulisse, dopo un ultimo banchetto di commiato, ricevuti nuovi doni, s’imbarca e viene deposto addormentato nel porto di Forco, ad Itaca, con i suoi tesori. Nettuno però si lamenta con Giove ed ottiene il permesso di punire i Feaci per questa loro ennesima generosità verso i naufraghi; pietrifica pertanto la loro nave, mentre essa sta per entrare in porto ed Alcinoo, a tale vista, si ricorda di un’antica profezia del padre Nausitoo e fa sacrifici al Dio. Ulisse frattanto si sveglia, cerca e conta i doni, ma per la rabbia con cui Minerva l’ha avvolto non riconosce la sua terra; finalmente la Dea gli si presenta sotto le specie di un pastorello, lo rassicura e quindi, rivelandosi, gli consiglia come dovrà vendicarsi contro i Proci. Lo esorta poi a recarsi dal fedele Eumeo, mentre ella andrà a Sparta in cerca di Telemaco, per farlo ritornare incolume sotto la sua protezione.
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Lasciato il porto, Ulisse per un aspro sentiero giunge alla casa del fedele Eumeo che, seduto davanti al recinto contenente dodici stalle e molti capi di bestiame, sta facendosi un paio di calzari di pelle bovina. Al giungere del mendico quattro mastini gli si avventano contro ed Ulisse è salvo solo grazie all’intervento del porcaro, che Io fa entrare nella sua capanna e gli offre un soffice giaciglio. Quindi egli uccide due porcelli e prepara il pranzo, durante il quale rivela all’ospite le ricchezze del suo padrone, che i Proci stanno dilapidando, approfittando del fatto che egli non è ancora tornato da Troia e probabilmente mai più tornerà.
II mendico chiede ad Eumeo chi sia quel suo padrone e il porcaro, dapprima restio, fa infine il nome di Ulisse, per cui il vecchio inventa una storia e sostiene che un giorno egli Ulisse I’ha conosciuto e sa che è vivo e che sta ritornando. Ma Eumeo è incredulo davanti a tali assicurazioni e prega di cambiare argomento, ché quello è troppo doloroso per il suo cuore.
A richiesta del mandriano il vecchio mendico racconta quindi, inventandola, la sua storia. Figlio di Castore cretese e di una schiava, alla morte del padre poco aveva avuto delle sue grandi ricchezze; tuttavia, essendo bello di aspetto e valoroso, aveva sposato una ricca donna. Nella spedizione contro Troia aveva capitanato con Idomeneo le navi cretesi e dopo la distruzione della città, ritornato in patria con non poche peripezie, vi si fermò un solo mese, rimettendosi quindi in mare per il desiderio di conoscere l’Egitto.
Sbarcato nella terra del Nilo, i suoi compagni si diedero al saccheggio dei campi, provocando la reazione degli indigeni dalle cui ire egli solo si salvò e, ottenuta misericordia dal re del luogo, poté nuovamente arricchire. Sette anni visse a quella corte e segui quindi in Fenicia un mercante, passando successivamente in Libia; ma la nave naufragò colpita dai fulmini di Giove ed egli solo s’era salvato giungendo, infine, al paese dei Tesproti dove, accolto benevolmente, seppe che ivi si trovava anche Ulisse, al quale il re Fidone stava preparando una nave per ricondurlo in patria. Egli tuttavia, diretto a Dulichio, era partito prima dell’Itacese; ma avendogli i marinai giocato un brutto tiro durante il tragitto, s’era salvato a nuoto approdando ad Itaca.
Udita la storia Eumeo compiange il suo ospite, ma a nessun costo può credere a quanto egli dice su Ulisse. È sera: i porcari ritornano ai chiusi coi loro animali ed Eumeo ammazza per cena un maiale di cinque anni, ch’egli consuma con i quattro garzoni e con I’ospite, cui riserva la parte migliore.
Avvicinandosi I’ora del riposo il vecchio mendico, per avere un mantello con cui coprirsi, narra, inventandolo, un episodio della guerra di Troia. Si trovava con Menelao ed Ulisse sotto le mura della città, faceva freddo ed egli era senza mantello. Allora, per averne uno, si rivolse per aiuto ad Ulisse, il quale cominciò a dire che troppo essi s’erano allontanati dalle navi e che era necessario mandare un messo ad Agamennone, perché inviasse rinforzi. Toante s’era cosi offerto a fare I’ambasceria e partendo, per essere più libero, aveva deposto il suo mantello, di cui il vecchio aveva potuto usufruire. Eumeo capisce dove l’ospite vuole arrivare e gli fornisce un mantello. Quindi, mentre gli altri si accingono a dormire, egli si arma ed esce all’aperto per fare la guardia al gregge.
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COMMENTO – È il canto di Eumeo, il canto della riconoscente devozione, dell’amore, della fedeltà a tutta prova, che ritorna come motivo ricorrente in tutto il libro, accanto all’altro tema, I’odiosità verso i Proci, considerati come gli svergognati che consumano e sperperano l’altrui e nulla più.
Tante passioni insieme congiunte in un personaggio, ben valgono a definirlo tra i più belli creati dalla fantasia di Omero.
Non più il mondo epico del primo poema, che abbiamo avuto occasione di scoprire e di ricordare anche in qualche passo di questo, che stiamo leggendo; non più l’ammirato mondo fiabesco attraverso il quale l’eroe itacese è giunto incolume, tra mille avventure, fino alla sua terra. Qui la scena muta completamente e diventa I’umile capanna di un mandriano di porci, il recinto che mani laboriose hanno costruito in vent’anni nel nome di chi doveva tornare e non è ancora tornato, tra gli animali più umili, su di un colle selvoso di querce, dal quale la vista spazia ad osservare chi si avvicina.
Un ambiente di idillio sereno, di tranquillità assoluta questo nel quale Ulisse trascorrerà i primi due giorni dal suo arrivo a Itaca. Per sapere, per conoscere, per assicurarsi che accanto a coloro che lo vorrebbero morto c’è anche chi erede ancora nel suo ritorno, chi spera nel suo ritorno, chi vive per il suo ritorno. I Proci nella loro superba ingordigia, Telemaco che per avere sue notizie ha intrapreso un viaggio, Penelope che temporeggia, Laerte, che attende ormai la morte, domato da quel dolore che già aveva ucciso Anticlea, Eumeo, il fedelissimo, che non vuol più credere a nessuna buona notizia, nel timore che ancora una volta essa non sia veritiera.
Nella capanna è calata la sera; il cibo ed il vino han riscaldato i petti dei sei commensali: Eumeo, il mendico e i quattro garzoni. Si parla ancora di Ulisse, quell’Ulisse cosi accorto ed ingegnoso, che sapeva trovare un mantello anche dove non c’era. Tanto accorto ed ingegnoso che riesce, ancora, a farsene dare uno dal porcaro, pur senza chiederglielo. Fuori il vento soffia, ma ci sono i porci da guardare ed in mezzo ad essi si reca il porcaro per fare buona guardia.
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